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    Consiglio Regionale: sembravano laureati invece ‘erano un calesse’

    di Giuseppe Baldessarro – Sulla convocazione c’è scritto genericamente che “l’ufficio di Presidenza del Consiglio regionale si riunirà martedì pomeriggio per affrontare gli argomenti della prossima riunione d’aula”. In realtà, la riunione vedrà al centro della discussione prevalentemente un unico punto all’ordine del giorno. Una rogna grossa quanto una casa dalla quale Palazzo Campanella non sa bene come uscire. Si tratta dei contratti dei responsabili amministrativi e per i collaboratori esperti assunti dai Consiglieri Regionali nei mesi scorsi. Il nodo della questione è essenzialmente uno. Il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) da tempo spiega che la legge prevede che deve trattarsi di figure qualificate, ossia di laureati. E d’altra parte è logico che sia così. In altri termini, laureata deve essere la persona che ha la responsabilità amministrativa a sostegno dell’azione politica del consigliere (sia esso Capogruppo, Presidente di commissione o Componente dell’ufficio di presidenza) e laureato deve essere anche colui che viene chiamato come esperto a seconda delle esigenze politiche. Il Mef su questo è chiaro ed interpreta la legge invitando il Consiglio regionale a prenderne atto. Dal canto loro i neo eletti consiglieri, o meglio una dozzina di essi, appena messo piede a Palazzo Campanella hanno iniziato a stipulare contratti a diplomati e, in alcuni casi, a persone che vantano come unico titolo di studio la licenza media. Scelte fatte spesso per accontentare capi elettori e portatori di acqua e consensi. Gente che ha regolarmente preso servizio e che, a questo punto, vanta crediti per alcune migliaia di euro. L’imprevisto nelle scorse settimane, gli uffici contabili del Consiglio regionale ha bloccato i contratti ed i pagamenti: “Siete pazzi non si può fare”. E mo chi li paga questi? Da qui il tentativo di trovare una soluzione che valga per il passato e per il futuro. La scorsa settimana il tentativo di fare una sorta di sanatoria con una legge tampone è naufragato miseramente proprio il giorno del Consiglio, anche alla luce della posizione dei Revisori dei Conti che hanno messo sul chi vive alcuni consiglieri. Domani la Conferenza dei capigruppo proverà a sbrogliare la matassa. Operazione non semplice. Uno scivolone insomma. Dal quale si potrebbe uscire stabilendo ad esempio che chi “rompe paga e i cocci sono suoi”. Che tradotto significa che i consigliere dovranno gestirsi la patata bollente in proprio.