• Home / EDITORIALI / Oliverio e il coraggio dei minolli mannari
    mario oliverio

    Oliverio e il coraggio dei minolli mannari

    di Giusva Branca – “Il coraggio” – scriveva Manzoni – “se uno non ce l’ha non se lo può dare”.

    E fin qui il Governatore delle Calabrie (sissignori, non è un refuso, Calabrie, plurale) ha dimostrato di non averne da regalare, a partire dalla gestione (goffa anzicheno) della vicenda Gentile-Ncd, proseguendo a quella relativa ai continui rinvii del vero e proprio avvio della decima consiliatura, per finire alla Giunta.

    Sulla nuova Giunta ci sarebbe tanto da dire; non mi avventurerò, però, sulle figure coinvolte a parteciparvi (che, francamente, non dimostrano segnali di innovazione, ma non è detto che il nuovo debba necessariamente essere preferito all’usato-sicuro), ma sulla Giunta intesa come “unum”, come strumento di Governo.

    Provo a spiegarmi (esercizio sempre più complicato e dagli esiti quasi sempre incerti): ai Calabresi – il cui futuro assomiglia terribilmente a quello che può avere un viaggiatore cha cammina bendato in un tunnel buio e sprangato in fondo – non interessa una beata minchia delle dinamiche tecniche di esercizio del potere gestionale della Calabria.

    Cioè ( provo in altro modo a beneficio di eventuali asini che non vogliano saperne di bere) se gli assessori saranno interni, esterni, se verranno da Belvedere o da Marte, se i ruoli degli impiegati della Regione saranno due o uno, al Calabrese medio che non sa di che morte morirà, mentre sa per certo che vedrà partire i propri figli, non può importare nulla.

    La politica si è solo occupata di sé stessa, non abbiamo ancora uno straccio di programma di Governo, né una idea di priorità sui milioni di problemi che hanno portato la Calabria a un passo dall’ultimo respiro, mentre chi dovrebbe salvarla ne accelera il processo letale.

    Un po’ come se il medico del pronto soccorso invece di salvarti piantasse gli ultimi chiodi nella bara, e mi rendo conto che, anche questa, dalle nostre parti, è una metafora infelice…

    Ma tornando al coraggio (mancato) di Oliverio, non è possibile non rilevare come la Giunta partorita dalla montagna sia non solo un topolino, ma anche un topolino zoppo e mezzo orbo.

    Pochissimi gli assessorati ed uno spaventoso concentramento di deleghe nelle mani di pochi che – ma posso sbagliare – non mi risultano essere Mandrake. Oliverio partorisce una Giunta numericamente inadeguata e dichiaratamente monca in attesa che si completi l’iter di modifica statutaria che gli consentirà di tirar dentro l’arca di tutto: zebre, gnu e, ovviamente, minolli (coraggiosissimi, mannari, direi).

    Sarebbe stato coraggioso comporre una Giunta piena – da un mese – e dare ad essa tutti gli strumenti per lavorare a pieno regime da subito. E poi, se rimpasto sarebbe dovuto essere, rimpasto sarebbe stato (resto del parere che l’italiano sia una lingua maledetta).

    Ma qui ci vuole coraggio perché in Italia e soprattutto in Calabria è molto più facile lasciare una poltrona libera, anche a lungo, piuttosto che, poi, dire a qualcuno di alzarsi.

    Per fare questo ci vuole, appunto, coraggio