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    Tra un medico pietoso e un ’m’hanno rimasto solo’ il cdx chiude un’epoca

    di Giusva Branca – “Tracollo”, “crollo improvviso e disastroso”. No, tracollo non va bene per qualificare la performance del centrodestra alle elezioni comunali di Reggio Calabria, tanto invocate e attese dal medesimo centrodestra dopo la “sospensione della democrazia” , presentata in questi due anni in tutte le salse (e le pubblicazioni). “Tracollo” non va bene perché sul “disastroso” non c’è margine di discussione, ma sull’ “improvviso” , francamente, siamo ad una situazione vagamente assimilabile a quando, anni fa, al Comune di Reggio si acquistavano gli addobbi natalizi con procedura d’urgenza per “l’improvviso arrivo del Natale”.
    Insomma, trattasi di crollo disastroso e ampiamente annunciato. Annunciato dai numeri della precedente tornata parlamentare, numeri che il centrodestra ha provato a camuffare interpretandoli in maniera fantasiosa ma, di fatto, ingannando (o provando a farlo) solo sé stessa. E non i suoi elettori.
    Ma, appunto, come diceva uno dei mitici personaggi di Antonio Albanese, veniamo alla “fredda cronaca” dei numeri.
    Eh si, perché i numeri disvelano le balle, solitamente.
    Dunque: nel 2007, punto più alto della fortuna politica del centrodestra reggino, Scopelliti veniva rieletto Sindaco con un vero e proprio plebiscito: a lui andarono quasi 84.000 voti con più di 123.000 votanti.
    Quattro anni dopo, sulla scia di un altro trionfo di Scopelliti, quello delle regionali, il suo successore, incoronato ufficialmente dal Governatore, Demy Arena, vince bene, ma già qui, a ben vedere, qualcosa cominciava a non funzionare.
    E, come si dice, “il medico pietoso fa la piaga verminosa”. E si gira dall’altra parte.
    Perché se non ci si fosse girati dall’altra parte, nelle stanze dei bottoni del centrodestra, pienamente e completamente nell’esercizio del potere (regionale, comunale e proprio dal 2011 anche provinciale) ci si sarebbe accorti che tra il 2007 e il 2011, nonostante la perfetta continuità politica, alle comunali di Reggio erano ’squagliati’ circa 10.000 elettori (passati da 123.000 a 113.000) e furono ancor di piú, ben 15.000, quelli che si ritrovò in meno, nel suo ‘portafoglio elettorale’ , Demy Arena, incoronato Sindaco di Reggio con poco più di 68.000 preferenze.
    Attenzione a questo numero: 68.000. Con 68.000 voti su 113.061 votanti Arena vince al primo turno contro Canale.
    Oggi, tre anni dopo per il calendario e un secolo dopo per gli eventi traumatici (su scala locale e nazionale), vince Giuseppe Falcomatà più o meno con gli stessi voti di Arena (qualcosa in meno, in verità, sono 58.171 sul piano assoluto, qualcosa in più su quello percentuale, 61% vs 56% ) ma con ancora 15.000 votanti in meno (non si arriva a 100.000; sono per l’esattezza 98.178).
    Il centrodestra, rappresentato a questo giro da Lucio Dattola e formalmente (si badi bene, formalmente) sostenuto dalle medesime liste che spinsero Arena e Scopelliti, si ferma a 26.000 preferenze.
    Ora, volendo praticare un esercizio banale, anche volendo assegnare d’ufficio a Lucio Dattola tutti i 15.000 votanti che rispetto al 2011 hanno deciso di andare per funghi invece che recarsi alle urne, ne sarebbero serviti altri 17.000 perché il cdx raggiungesse il csx.
    Questo ‘giochetto’ con i numeri è, sì, un ‘giochetto’, ma non troppo. Perché se ad esso si somma il dato politico che boccia sonoramente protagonisti della esperienza di governo di cdx, da Germanò a Marcianò, a Naso, a Raso, a Monica Falcomatà, ad Agliano, allora, se il medico vuol smettere di essere pietoso, dipinge in maniera piuttosto netti i contorni di una disfatta duratura.
    “M’hanno rimasto solo”, deve aver pensato quasi subito quel signore di Lucio Dattola, evocando Gassman ma ritrovandosi, piuttosto, come Abatantuono in “Attila” quando chiama i suoi alla lotta: “Spappari, iimooo”, poi si volta e alle sue spalle trova quattro sciancati…
    La miopia delle scelte del leader, le vicende giudiziarie del ‘modello Reggio’, la ‘sottrazione’ della gestione del potere tramite commissariamento (secondo il cdx in maniera surrettizia) e, onestamente, i mutamenti degli scenari nazionali, unitamente ai numerosi mazzi di carte con i quali ha giocato Alfano (da Scopelliti stesso, però, presentato ai suoi al momento del ‘salto della quaglia’ come il Verbo…), sono stati tutti elementi contro i quali, in tutta onestà, neppure un  gigante avrebbe potuto competere, e questo Dattola lo ha saputo fin dal primo momento.
    Fa riflettere vedere la lista Reggio Futura rappresentata numericamente in Consiglio comunale dai medesimi consiglieri di Forza Italia e quattro volte quello di Ncd (partito di governo, a Roma alleato del Pd pigliatutto, mentre a Catanzaro, vedi prossime elezioni regionali, fintamente in concorrenza con esso).
    Scopelliti e i suoi pensano oggi di essere, dati alla mano, il vertice del centrodestra reggino e forse regionale. Potrebbero avere ragione, ma ciò avviene in esito di una folle e sciagurata corsa al ribasso e al grido di ‘muoia Sansone e tutti i filistei’.
    Ma, fino alla fine, nessuno ha mai pensato agli elettori, al voto a cui è stato chiamato chi, negli anni, tutto quanto fin qui esposto sul piano politico e le sue più becere conseguenze sul piano amministrativo si è visto cadere addosso da cittadino. E, come nella classifica di qualunque  sport, questa non mente quando tra chi vince e chi perde ci sono decine di punti di distacco.
    E allora viene da leggere con la massima attenzione la sintesi offerta proprio da uno insospettabile di andare a letto con nemico, Luigi Tuccio, che individua le ragioni del fallimento “nella totale carenza di un serio progetto politico condivisibile dall’elettorato di centro destra ad ampio respiro, che si ponga all’esterno di improduttivi personalismi”.

    Che il medico cominci a meditare…