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    Dagli amici mi guardi Iddio chè dai nemici mi guardo io…

    di Giusva Branca – “Scopelliti è il passato” tuona il Senatore D’Ascola, “Scopelliti ha giocato scorretto”, rincara la dose il Senatore Bilardi e via così.
    Nulla di nuovo sotto il sole della politica, si potrebbe dire, ma il dato che viene fuori è che, dalle ultime dinamiche,  il centrodestra esce a pezzi.
    Ora, che Scopelliti abbia posto in essere negli ultimi tempi scelte discutibili è un dato di fatto, al pari di quello che la storia ci regala e che vuole l’ex Governatore decidere in piena e totale autonomia, sordo a consigli, dritte ed esigenze di equilibri assortiti.
    La storia ce lo insegna, in questi casi non esistono vie di mezzo: finchè il leader maximo resta in auge, i sudditi sono in adorazione, ma appena va in difficoltà sono i primi ad azzannarlo e anche questa vicenda non ha fatto eccezione.
    Legittima, più che legittima, la posizione del Senatore D’Ascola nel momento in cui decide di scindere i suoi destini politici da quelli di Scopelliti, ma far riferimento a presa di distanze da scelte di Scopelliti medesimo deve far riflettere; deve far riflettere perché è comodo, molto comodo, troppo comodo, prendere le distanze quando l’esercizio del potere è ormai uno sbiadito ricordo del passato, ma quando, invece, si facevano le scelte, quelle che poi ricadono sulla gente, tutte queste ‘anime critiche’ dove erano?
    E’ chiaro che D’Ascola, per spessore del personaggio, per livello socioculturale e per posizione parlamentare ricoperta si guadagna la ribalta, ma il principio, il meccanismo vale anche per molti altri che a D’Ascola non possono portare neppure la borsa di riserva.
    Dieci anni di scelte comunali (nove di Scopelliti e uno di Arena) e attorno a Scopelliti si sono segnalati solo yes-men plaudenti, anche quando qualcuno provava a far notare loro che più di qualcosa non quadrava.
    “E non mi importa dove è il potere, finchè continua a darmi da bere non  lo tradisco e fino all’inferno lo seguirò”, canta Bennato a proposito della ciurma di capitan Uncino, ma il buon Edoardo non ci ha spiegato, poi, cosa accade quando l’alcol da distribuire finisce.
    A memoria gli unici due che hanno avuto parte pro tempore nel “modello Reggio”  che si siano allontanati prendendo le distanze in modo netto e definitivo (e, soprattutto, quando il leader era ancora saldamente al timone) sono stati Amedeo Canale e, in epoca più recente, Luigi Tuccio; molti altri sono stati zitti e buoni fin quando il vento non è cambiato.
    Lo abbiamo già detto, in politica è lecito, lo stesso Scopelliti con i suoi continui voltafaccia (prima a Fini, poi a Berlusconi, infine ad Alfano) ha, per fatti concludenti, come direbbe il prof. D’Ascola, legittimato questo atteggiamento di molti, moltissimi che non solo lo hanno abbandonato, ma che adesso, quando si parla della loro (spesso lunga) militanza all’ombra del leader maximo, fischiettano indifferenti come il bimbo nel bosco per farsi coraggio.
    D’altra parte, di converso, per ragioni e comportamenti uguali e contrari, ora dall’entourage (ridotto, ma finalmente ‘puro’, probabilmente) di Scopelliti giungono strali, sempre meno tra i denti e sempre più espliciti rispetto a questo o quel personaggio per il quale fino all’altro ieri erano stati dipinti meravigliosi angoli di cielo e scenari fantastici, fino al punto da pensarci in qualità di prosecutore dell’attività di portabandiera di un progetto che, per il momento, Scopelliti stesso non può sostenere in maniera evidente.
    Scopelliti ha colpe e meriti. Ma più di tutto deve riflettere su errori clamorosi, figli di ingenuità e presunzione: aver pensato che chi viene tirato dentro a un progetto solo per convenienza di tipo elettorale domani non faccia la scelta opposta esattamente per gli stessi motivi è esattamente grave quanto pensare, a monte, di coinvolgere i soggetti stessi solo perché portatori di consensi e voti.
    Qui Scopelliti ha sbagliato e, come suo costume, ha continuato a sbagliare nel momento in cui accoglieva con fastidio e diffidenza le critiche di chi, dall’interno, segnalava storture, forzature ed errori, continuando, invece ad accreditare yes-men che credeva amici e che, invece, erano solo sodali.
    E i sodalizi nascono e muoiono; solitamente muoiono esattamente quando Capitan Uncino non riesce più  a dar da bere alla ciurma…