
di Giusva Branca – Giuseppe Lombardo, pluriminacciato Pm della Procura reggina, cita Brecht e le bugie definendo delinquente
chi le utilizza per mistificare la verità. E’ sottile, Lombardo, e non è dato sapere a chi fosse diretto il suo messaggio. Neppure è noto, almeno ai più, se con le bugie vadano inserite anche le omissioni. Eppure qualcuno un giorno aveva ben chiarito il concetto per cui è possibile peccare in pensieri, parole, opere e, appunto, omissioni.
Ma, al di là delle parole giocate sul filo della sottile interpretazione filologica, è necessario uscire di metafora, giacchè l’esplosivo indirizzato a Lombardo stride moltissimo con qualunque sintonia poetica della vicenda.
Chi ha un minimo di conoscenza della delicatissima tematica della criminalità organizzata sa bene che il momento più pericoloso, spesso mortale, per chi la contrasta è rappresentato dalla fase in cui questi si trova solo.
Può essere solo perchè non sostenuto moralmente dalla popolazione, solo perchè la stampa non da il giusto risalto alla delicatezza delle sue attività.
O può essere solo perchè è stato lasciato evidentemente, percettivamente solo (o in compagnia di un numero di colleghi che si contano sulle dita di una mano mezza mozza) dai suoi colleghi, dalla struttura, da quello Stato per il quale, in definitiva, lavora ed in nome del quale rischia la vita tutti i giorni.
Ebbene, a Reggio – da noi spesso sferzata come comunità indolente e non propriamente votata alle battaglie di civiltà ed etica – bisogna dire che Lombardo ha sempre avuto il consenso – chiaro e manifestato – della gente comune e anche la giusta considerazione da parte della stampa.
E però è ben noto a tutti che da mesi sul suo tavolo insistono faldoni delicatissimi, risultanze di indagine di una gravità epocale che attendono di essere passate al vaglio di un vertice della Procura che è vacante da un anno.
Un anno!
Il Consiglio Superiore della Magistratura, financo strafottendosene dei richiami del Capo dello Stato, ha “temporeggiato” per un anno a caccia di alchimie, di “letture del tempo che fa”, di “partite di giro” che possano chiudere un pò di cerchi in tutto il Paese tra i quali la Procura di Reggio rappresenta probabilmente il più delicato di tutti ma non è il solo.
In tutto ciò – ripetendo pari pari la vergognosa trafila che precedette l’arrivo di Pignatone (repetita iuvant, evidentemente, ma a chi…?) – Lombardo è stato lasciato “al fronte” insieme a qualche altro, in una posizione di debolezza senza fine, perchè lasciare un magistrato inquirente unico depositario di risultanze investigative spesso inconfessabili per un lasso di tempo dilatatissimo, è come mandare la prima linea all’assalto senza la copertura dell’artiglieria.
E, fin qui, di una ormai evidentissima fase di stallo che vive la Procura reggina, è, per tabulas, reponsabile solo il Csm. Ogni secondo in più in cui la sede di Reggio Calabria resterà senza il Procuratore Capo, ma il cronometro è già partito da mesi, è una ulteriore e terribile assunzione di responsabilità per qualunque cosa possa accadere.
Arriva un momento in cui per ciascuno che abbia un ruolo pubblico diventa ineludibile il confronto con le proprie responsabilità. Noi, in questo momento, ci prendiamo le nostre, Lombardo, da tempo, si è preso le sue, ben più gravi e grevi.
Anche il Csm tutto, senza muovere, si è assunto le sue, pesantissime, responsabilità.
Senza muovere. Con le omissioni, che non sono molto diverse da quelle bugie alle quali si riferiva Brecht…




