
di Giusva Branca – Il Pd che perde in Calabria, sia alla Camera che al Senato, produce una sconfitta
che ha una genesi evidente nella formazione di liste senz’anima. E così, mentre il centrodestra, al Senato, dove si giocava la partita più importante, mette in campo (per usare una espressione tanto cara a Scopelliti) vere e proprie macchine da voti come Gentile e Caridi, Aiello, D’Ascola e Bilardi che consentono agli azzurri anche di contenere il colpo basso Scilipoti, la coalizione di centrosinistra gioca di fioretto e sceglie di paracadutare persone sul cui spessore non intendiamo neppure argomentare ma il cui “appeal” con l’elettorato è vicinissimo allo zero. E se si pensa che al Senato la differenza tra le due coalizioni ha superato di poco i 13.000 voti si coglie in tutto il suo spessore la portata del dato, proprio mentre, segnatamente di questi tempi, il classico “funzionario di partito” non funziona proprio più, soprattutto se sul territorio è letteralmente paracadutato come Rosy Bindi o Alfredo D’Attorre.
Il tutto mentre, l’esatto opposto, cioè i candidati della gente del Movimento 5 Stelle venivano letteralmente sospinti in orbita dalla gente medesima. Solo per fare un nome, ma se ne potrebbero fare molti altri, un Massimo Canale in posizione eleggibile avrebbe cambiato, e non di poco, le carte in tavola. E questo in casa Pd lo sanno molto bene, ma non ci voleva la zingara per immaginarlo anche prima…




