• Home / EDITORIALI / Reggio: Panico nella morsa tra dipendenti e dissesto

    Reggio: Panico nella morsa tra dipendenti e dissesto

    palazzosangiorgioconlesbarre290

    di Giusva Branca – Un vero e proprio pasticcio.
    Al di là delle sofferenze di cassa (trovata dai commissari vuota) che stanno comportando notevolissime

    difficoltà ad erogare quanto dovuto a dipendenti comunali, delle “miste” e (ma questa è altra storia, altra cassa che attende le dovute rimesse dalla Regione) dell’Atam, la vicenda relativa alla richiesta da parte dell’Amministrazione comunale e rivolta ai dipendenti (oltre 1100) di restituire 22 mln complessivamente percepiti negli anni a titolo di Peo (progressioni economiche orizzontali) è veramente un pasticcio.
    Un pasticcio che, da qualunque parte si guardi, presenta problematiche.
    Partiamo dai diritti, sacrosanti, dei lavoratori: diritto a retribuzione (ma in questo caso non è in discussione la tempestività della stessa) e, per quanto riguarda le Peo, diritto – maturato ed incassato – agli emolumenti liquidati di volta in volta dai dirigenti.
    Il problema è che, probabilmente per fini clientelari, troppo spesso le Peo non sono state assegnate sulla base di corrette valutazioni di merito, ma semplicemente distribuite “a pioggia”, tout-court, per tutti di dipendenti.
    E oggi la Corte dei conti quei soldi li rivuole indietro.
    Attenzione, però, perché, non essendo possibile una responsabilità in solido dei dipendenti in massa, ogni dipendente vanta un sacrosanto diritto a veder vagliata la sua posizione individuale nel tentativo di dimostrare che quella premialità era dovuta.
    E invece no. Invece la Commissione ha dato esecuzione alla delibera della Corte dei conti regionale n. 294 del  15 novembre scorso con la quale si sollecitava il recupero delle somme, alla luce della “conseguente persistenza di gravi profili di criticità ed irregolarità…idonei a provocare il dissesto finanziario dell’Ente’’
    In verità appare paradossale, sulla voragine debitoria dell’Ente, credere che il dissesto potrebbe essere causato proprio da quei 22 milioni, ma la questione è un po’ più complicata.
    In soldoni (qua ci sta perfettamente), la Corte dei conti rimprovera all’Ente comunale di non aver avviato le procedure di recupero. Procedure che la Giunta Arena non aveva ritenuto di avviare prima di essere pervenuti ad una determinazione del Giudice del lavoro riguardo la legittimità e, soprattutto la esigibilità della “ripetizione” (termine giuridico per indicare “restituzione”) delle somme che si presumono non dovute.
    Questo stop nelle procedure, certamente apprezzabile per buon senso e morigeratezza, voluto da Arena, però, in termini contabili, cozza con l’unica cosa che la Corte dei conti guarda: i bilanci.
    E nel bilancio (addirittura in maniera illegittima sul piano giuscontabile, rileva la Corte), al fine di “quadrarlo” per superare il vaglio della Corte stessa ed evitare il dissesto, questi 22 milioni sono stati comunque indicati, (“in maniera postuma”, scrive la Corte dei conti) tra le poste attive, tra i crediti vantati dal Comune.
    Ed in base a ciò oggi la Corte intima alla gestione commissariale (subentrata alla Giunta Arena ed al Consiglio comunale) di rientrare immediatamente, la qual cosa, a sua volta, è un altro pasticcio, sul piano logico: da un lato la Corte critica l’inserimento “postumo” tra le poste attive di questi benedetti 22 milioni e dall’altro, ne intima l’immediata raccolta.
    Una cosa è certa: se non arriva un intervento di buon senso del Prefetto Piscitelli (che in qualche modo dovrebbe essere parte terza e tutore dell’ordine pubblico sul territorio) la situazione potrebbe sfuggire di mano in fretta.
    Da questo stato di cose ad una valutazione di carattere più generale il passo è breve: è evidente lo sforzo della Commissione volto ad evitare il dissesto, cosa temutissima da quel che resta del tessuto economico imprenditoriale cittadino, ma per fare ciò è necessario bypassare il nodo strettissimo degli emolumenti da erogare (arretrati compresi) a dipendenti del Comune e delle miste e, conseguentemente, dei servizi minimi da offrire alla città.
    Una seria boccata di ossigeno è stata rappresentata dall’approvazione dell’emendamento De Sena al testo sugli Enti locali (ultima attività parlamentare prima della legge di stabilità che chiuderà  questa sciagurata legislatura parlamentare) e che prevede l’accesso al fondo di rotazione (in buona sostanza anticipazioni di somme destinate esclusivamente al pagamento dei dipendenti e alle spese per i servizi essenziali) per i Comuni sciolti per infiltrazioni della criminalità organizzata e in stato di forte difficoltà economica ( predissesto, in buona sostanza) ; ma, in termini operativi, le somme non saranno disponibili prima di gennaio.
    Una data che, allo stato dell’arte, pare lontanissima e quasi impossibile da raggiungere senza mettere a serio rischio la tenuta sociale.
    Panico & co. sono fortemente tentati  dall’idea di dichiarare il dissesto dell’Ente, con le conseguenze previste dalla legge (tra le quali automatica elevazione ai massimi di legge di tutte le imposte e perdita di circa il 70% delle somme per i creditori del Comune che non abbiano rapporti di dipendenza con lo stesso) e, ad esempio, temutissime da Confindustria e Ance che, nelle ultime ore, sul tema si sono espresse chiaramente e più volte.
    Intanto, mentre un’altra giornata di passione si profila in piazza Italia e mentre oggi a Reggio non lavorano (saltando tutte le procedure sul diritto di sciopero relativo ai servizi essenziali, ma questa è un’altra storia…) dipendenti comunali e della Leonia, dell’Atam e della Multiservizi, è già pronto per passare allo stadio operativo uno studio dell’Ente comunale che porterà ad un robusto risparmio sulle spese di energia elettrica. Con immediate e visibili ripercussioni sulle strade pubbliche.
    Buon Natale.