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    Emergenza rifiuti: da prefetti e commissari serve uno scatto in avanti

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    di Giusva Branca –
    Entro Natale la svolta, in un senso o nell’altro. La tenuta sociale della città più disastrata della disastratissima Calabria, Reggio, non si gioca solo sulle macerie

    della voragine economico-sociale creatasi, né su quelle di una bolla occupazionale che stava in piedi solo su prebende pubbliche del tutto sproporzionate rispetto a resa e sostenibilità reale. La tenuta sociale oggi passa per i servizi essenziali e, su tutti, urgentemente, sulla raccolta dei rifiuti che continuano a sommergere Reggio (più di altre località calabresi).
    L’uscita dell’Unione Consumatori che propone di non pagare la Tarsu (a rischio di ulteriori aumenti) non è solo una provocazione.
    Sono numerosi, ad esempio, gli albergatori della zona che, a fronte di migliaia di euro da pagare, visto il disastro operativo che la raccolta dei rifiuti riscontra, potrebbero opporre il gran rifiuto, alla luce del già asfittico flusso di turisti che potrebbe conoscere, spazzatura “alla mano”, il punto più basta.
    A questo punto la situazione è, pur nelle mani di soggetti diversi tra loro, tutta di matrice “governativa”. Il fallimento del sub commissario regionale Speranza è evidentissimo, ma nessuno pare chiedergli conto, né, tantomeno il conto.
    La sensazione è che si stia procedendo su più tavoli con una sonnecchiosa gestione di tipo ordinario quando, invece, sono necessarie scelte straordinarie e coraggiose.
    Il commissario Panico deve avere la forza di chiedere al Prefetto di Reggio un atto di forza.
    Al momento le discariche regionali, dopo il passaggio di gestione, maturato all’ultimo minuto utile dopo mesi di attesa, lavorano a mezzo servizio e non fanno conferire la quantità di rifiuti che la città, compreso l’arretrato, ha prodotto.
    Dunque la spazzatura resta sui camion, in attesa, e altra se ne accumula fuori dai cassonetti, col risultato che, come già accaduto nelle settimane scorse, anche quando verranno svuotati i cassonetti stessi, in terra resteranno tonnellate di rifiuti, per raccogliere i quali saranno necessarie ruspe di cui, quantitativamente, la Leonia non dispone.
    Servono decisioni coraggiose e non atteggiamenti da burocrati, serve chiedere a quel Governo del quale si è emanazione diretta firma in calce a decreti di urgenza che, ad esempio, come già avvenuto a Napoli, individuino nuove e provvisorie aree di stoccaggio ai margini della città.
    Basterebbe destinare all’uopo uno degli infiniti terreni confiscati alla criminalità e mai assegnati; avete – ancora – una idea di quante ruspe sequestrate e confiscate giacciono inutilizzate mentre non si riesce a raccogliere l’immondizia, tonnellate di immondizia da terra?
    Serve uno scatto di orgoglio, serve una risposta, un segnale immediato per la cittadinanza. Quella stessa cittadinanza alla quale – contemporaneamente – si presenta il conto, salatissimo, della Tarsu.