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    E' inutile suonare qui, non vi aprirà nessuno. La Corte dei conti manda Reggio nel…Panico…

    panicovincenzo17dic
    di Giusva Branca – La notizia che arriva dalla Corte dei conti regionale è la peggiore che si potessero auspicare i Commissari

    che reggono le sorti del disastratissimo Comune di Reggio Calabria.
    La scelta di non scegliere e passare la palla alle sezione unite adottata dai giudici contabili territoriali, ancorchè tecnicamente corretta alla luce della consueta schizofrenica attività di stratificazione spesso incompatibile, sempre interpretabile, posta in essere dal legislatore, lascia Panico & co a mezza strada, come quei portieri che fanno due passi in avanti e si fermano nella terra di nessuno.
    In buona sostanza, dicono i giudici contabili, che le sezioni unite decidano se, pur in presenza di una situazione che fino al 6 dicembre avrebbe portato senza ombra di dubbio al dissesto finanziario della Amministrazione comunale, questa sia la via da perseguire anche dopo il 7 dicembre, data nella quale il Parlamento ha fatto diventare legge la previsione normativa che prevedeva le dinamiche di accesso al predissesto.
    Insomma, si chiedono i giudici, a questa nuova procedura possono accedere anche quei Comuni (come Reggio, ma in realtà non solo) che sono certamente in una incontestabile situazione di dissesto preesistente e riferibile ad esercizi finanziari precedenti e per i quali, però, per i motivi più vari, non si è ancora pervenuti alla dichiarazione formale di dissesto?
    E su questo quesito si arenano ragionamento e tematica, in attesa di una decisione definitiva per la quale, ragionevolmente, serviranno mesi.
    Ed è proprio questa la notizia peggiore per una città che ha bisogno urgentemente di voltare pagina, di individuare una via futura da percorrere, per quanto ripida e dissestata. Ma comunque una via.
    La decisione dei Giudici contabili, invece, paralizza sine die ogni percorso di sopravvivenza prima e ipotetica ricostruzione poi, mettendo a rischio la tenuta sociale.
    Il motivo è presto spiegato: per poter tirare avanti in maniera decente (decente e nulla più, per il momento), la Commissione ha necessità di certezze e di un minimo di liquidità di cassa. Le due cose possono passare, alternativamente, dalle situazioni opposte, per quanto paradossale possa sembrare:
    da un lato la dichiarazione di dissesto con le conseguenze relative tra le quali l’abbattimento dei debiti, l’elevazione ai massimi delle tariffe (ma ci siamo già vicinissimi) e la salvaguardia dei servizi essenziali;
    dall’altro lato c’è, invece, l’accesso alla fattispecie di predissesto con ricorso immediato al fondo rotativo (emendamento De Sena); un prestito, un’anticipazione che darebbe fiato e respiro alle casse mettendo l’Amministrazione in condizione di pagare con regolarità stipendi e servizi essenziali, pur tra le lacrime e sangue del piano di riequilibrio decennale e sotto l’assedio degli infiniti creditori che non sarebbero messi alla porta dalla dichiarazione di dissesto.
    Bene, la scelta dei giudici contabili, come detto, chiude entrambe le porte e lascia i Commissari e la città di Reggio in una situazione di limbo pericolosissima.
    Non è difficile prevedere che alla imminente richiesta di accedere al fondo rotativo, al campanello ministeriale suonato da Panico non aprirà nessuno, vuoi perché è come suonare in una casa dove è in atto un trasloco, vuoi perché, ove qualcuno rispondesse, quasi certamente direbbe a Panico di attendere, con fiducia, certo, la decisione delle sezioni unite della Corte dei conti, in assenza della quale, non è dato sapere se Reggio rientra nella fattispecie prevista per quelle Amministrazioni ammesse alla procedura introdotta normativamente il 7 dicembre scorso.
    E questo aprirebbe nuovamente il baratro amministrativo-gestionale a partire dall’impossibilità di pagare i prossimi stipendi.
    A meno che non siano Panico & co. a tagliare la testa al toro e porre fine all’agonia dichiarando inaudita altera parte il dissesto dell’Ente.