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    Sui rifiuti di Reggio si rischia l’apocalisse. Ma c’è un problema più serio…

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    di Giusva Branca – ‘’Noi siamo per la legalità e se hanno deciso di fare ciò che hanno fatto sicuramente avranno fatto la scelta giusta;

    io non so cosa fosse quella che c’era prima, non ho gli strumenti per dirlo. Una cosa, però, posso dirla: prima mangiavo, ora no’’.
    La portata delle parole affidate al cronista, con grande serenità e dignità, dal giovane dipendente Leonia è devastante:  ‘’E’ chiaro che se dovevano arrivare da Roma a sistemare le cose dovevano farlo con i soldi” – continua l’operaio con la sua pettorina gialla – ‘’anche perché io stesso tra qualche giorno comincerò a fruire delle ferie arretrate; non è una ripicca, ma, dato che non vediamo stipendi, almeno risparmio i soldi della benzina necessaria per recarmi al lavoro’’.
    La situazione della Leonia è ad un passo dal tracollo. I Commissari hanno dato appuntamento alle rappresentanze aziendali per lunedi prossimo, con delle risposte che non si sa quanto possano essere esaustive per lavoratori che non vedono stipendi da mesi.
    Ciò comporta che si sono moltiplicate le assenze per ferie e ‘’malattia’’, il che si aggiunge ad un quadro compromesso da problemi con le discariche che hanno ridotto gli orari di conferimento e dalla crescente quantità di mezzi fuori uso e non rimessi in circolazione a causa delle gravissime vicende giudiziarie che hanno coinvolto la ditta che da anni si occupava della manutenzione.
    Al di là del rischio, serissimo, che la situazione dei rifiuti – già pesantissima – proponga in tempi stretti uno scenario stile-Napoli, il problema è, se possibile, ancora più serio e la tematica diventa ineludibile.
    Il ragionamento dell’operaio Leonia è induttivamente ineccepibile: ci avete detto che siamo mafiosi, anzi contigui, siete venuti da Roma per bacchettarci e sistemare le cose secondo legalità, ora, però, tocca trovare le soluzioni anche economiche.
    Altrimenti il sillogismo sarà perfettamente chiuso e parlerà di una situazione di malaffare che dava da mangiare contrapposta ad una di legalità che, invece, non ci riesce.
    E questo, oltre che essere falso, sarebbe pericolosissimo, una vera e propria bomba sociale ad orologeria per i prossimi decenni.
    La soluzione, sulla quale i Commissari stanno pressando anche per non restare in fretta al fronte con le scarpe di cartone, è convincere il Governo, quel Governo che ha presentato il commissariamento come ‘’atto a tutela di Reggio’’ e che ha garantito interventi sul territorio, anche alla luce dell’istituenda Città Metropolitana (cosa richiamata anche nel decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale), ad aprire i cordoni della borsa, anche con provvedimenti straordinari e immediati.
    Lo spartiacque immediato tra successo e fallimento è – assai prosaicamente – rimesso tutto anche in qualche vagone di soldi necessario per evitare il tracollo, sociale e amministrativo, di un Ente che, a questo punto, è rappresentato e gestito direttamente dallo Stato.
    Quello Stato che deve dimostrare di essere meglio di ciò che ha commissariato.