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    Vibo e Tropea con Reggio Città Metropolitana?

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    di Giusva Branca – Mentre la politica calabrese si comporta come le galline di Battiato che si azzuffano per niente, a Roma chi di competenza procede spedito come un treno.

    L’argomento, ovviamente, è quello del riordino territoriale e di ciò che, a questo punto, potrebbe trasformarsi in un vero e proprio ridisegno generale della geografia politico-economica della Calabria intera.
    Le scelte, per quello che pare, saranno calate dall’alto dalle stanze romane, ma più per ragioni di tempistiche da non allungare all’infinito (cosa praticamente scontata ove si restituisse la parola ai territori) che per scelta.
    E dunque la scelta giungerà formalmente da Roma ma le imbeccate provengono direttamente dalla Calabria. E, a dispetto di ciò che la politica sceglie di comunicare urbi et orbi, la direzione sulla quale si sta lavorando in maniera sotterranea porta ad assetti totalmente nuovi e che, tutti, proveranno – ove andassero in porto – a perseguire nell’ottica di  un rafforzamento complessivo dei territori di Cosenza e Reggio  a scapito di Catanzaro.
    Detto più volte di Crotone che, sul piano socioeconomico ha tutto l’interesse a finire sotto l’ombrello protettivo di Cosenza (di gran lunga la Provincia più importante e ricca) che, a sua volta, si ritroverebbe con un aeroporto (il “Sant’Anna”) da rilanciare alla luce della spinta politica ed economica che la deputazione cosentina in Parlamento e in Regione potrebbe garantire, un’altra partita sotterranea si sta giocando su Vibo.
    Quanto dichiarato da Imbalzano sull’ipotetica volontà popolare di alcuni territori del Vibonese di aderire alla Città metropolitana di Reggio è, si, una verità ma è anche una mezza verità.
    L’altra metà della verità narra di un progetto ben più ampio (e che, soprattutto, non passi dalla espressione della volontà popolare che, comunque, pare esserci) che porterebbe a Reggio tutto il territorio delle Serre meridionali, fino a Vibo città e, ovviamente, compresa Tropea.
    Una soluzione che non spiacerebbe né a Vibo e né a Reggio perché, in prospettiva, le chances di sviluppo e i fondi riservati, soprattutto in ottica turistica, alle Città metropolitane non sono neppure paragonabili a quelle che avrebbero a disposizione i singoli Enti provinciali di appartenenza.
    Si tratterebbe, comunque, di una vera rivoluzione che a Catanzaro prenderebbero (nel complesso con la situazione di Crotone) come un vero e proprio colpo di mano che porterebbe il Capoluogo regionale (ma non sede dell’Assemblea)  a godere praticamente solo di questo titolo che, dunque, somiglierebbe sempre più a quel “pennacchio” che per decenni fu l’appellativo col quale centinaia di osservatori bollarono il motivo della rivolta di Reggio del ’70. Paradossi della storia.
    Il quadro complessivo, dunque, offre l’ipotesi di un riassetto territoriale che, comunque, preveda anche delle novità “intermedie”, come , ad esempio, l’insediamento di un viceprefetto a Vibo e di un altro a Locri: è ciò sul quale a Roma si sta lavorando.
    I giochi, ovviamente, non sono ancora fatti, la reazione di Catanzaro sarà prevedibilmente furiosa e, sotto un certo aspetto, anche legittima.
    Ma – e qui si torna alla volontà popolare – resta il fatto che gran parte dei territori crotonese e vibonese hanno percepito la debolezza, ormai decennale, di Catanzaro e non intendono rientrare nella vecchia provincia ante 1992.
    La partita è appena cominciata e sarà anche durissima, ma chi pensa che sarà lunga si sbaglia.
    Si tratterà di una guerra lampo che lascerà sul terreno vincitori e vinti.
    Ma lo farà in fretta.