• Home / EDITORIALI / Sull’asse Reggio-Milano passa il futuro prossimo

    Sull’asse Reggio-Milano passa il futuro prossimo

    duomomilano
    di Giusva Branca
    – A me Milano è sempre piaciuta e sono sempre piaciuti i Milanesi. Da tempo, però, su dinamiche

     

    serie, delicate e che abbracciano sfere magmatiche come la politica, il crimine, la Pubblica Amministrazione non ci capiscono niente.
    Inesperti, probabilmente, bigotti sotto certi aspetti. Hanno pensato, a un certo punto, anche (o soprattutto) quelli della Lega “dura e pura” che sarebbero stati capaci di giocare col fuoco, quel fuoco apparentemente demonizzato e chiamato ‘ndrangheta, senza bruciarsi.
    Ingenui, anche stupidi.
    La storia dell’espansione criminale a Milano è datata fine anni ’60 con i siciliani che la individuarono come base per le loro attività illecite.

    Milano, lungamente, fece finta di non vedere, di non capire. Poi arrivò la ‘ndrangheta e, anche qui Milano si girò dall’altra parte. Ma il salto di qualità nell’abbraccio perverso tra Milano e ‘ndrangheta arriva quando la criminalità calabrese diventa imprenditrice.
    In quel momento l’economia e la politica milanese prendono un abbaglio colossale: intuiscono (folli) di poter essere loro a sfruttare la ‘ndrangheta e non, come accade da sempre (ma la storia bisogna conoscerla, anche quella criminale) il contrario, ed ecco che l’abbraccio è confezionato.
    Poi, come sempre, la ‘ndrangheta “prende campo”, come si dice in gergo calcistico, e fa in fretta a guardare le cose con l’occhio del padrone. Per un po’, ancora, a una certa Milano questa cosa fa comodo (mentre il Prefetto, circa due anni fa, non due secoli, continua a ripetere che a in Lombardia la ‘ndrangheta non esiste…ma quante idiozie ci tocca ascoltare…), poi la situazione gli scoppia in mano, e ora non sanno come uscirne.
    Non sanno come uscirne perché il dato nuovo, politico, è che la Giunta regionale va in crisi per i rapporti di un singolo assessore con la ‘ndrangheta e, soprattutto perché, quando – ormai – si è in ballo ed il ballo parla di miliardi di euro, non è facile smettere, anzi la storia dice che con certi personaggi è impossibile smarcarsi.
    Dire, improvvisamente, “scusate, ci siamo sbagliati” da parte di soggetti che “spostano” equilibri e capitali, da parte di amministratori pubblici che gestiscono giri di soldi tanto vorticosi quanto legittimi se fossero stati gestiti in modo pulito, non è possibile, non è accettato dalla ‘ndrangheta, dove ancora – oltre agli interessi – la parola conta più di ogni cosa.
    E, infatti, molti amministratori lombardi sono spaventatissimi e lo sono a ragione, perché potrebbero anche cominciare a fischiare le pallottole.
    In questa catastrofe, in questa epidemia che ormai ha infettato interi settori della “locomotiva economica del Paese”, sotto almeno un paio di aspetti l’asse Milano-Reggio è molto, molto forte e ciò rischia di legare i destini giudiziari e politici dei due territori.
    Il crocevia – ancora assai torbido – è quella via Durini, per anni conosciuta come uno dei salotti buoni della “Milano da bere”, a fianco a piazza San Babila, per anni sede – nel prestigioso e antico “Palazzo Durini” – dell’ Fc Internazionale e da poco battezzata come sede di numerosi, intrecciatissimi e tutti da chiarire, traffici calabresi.
    E se chi sta provando a sbrogliare questa matassa si chiama Ilda Boccassini c’è poco da pensare che il coperchio sul pentolone vi verrà riadagiato senza danni.
    Ed ecco, allora, che il primo asse Reggio-Milano è bell’e fatto.
    Le consuete indiscrezioni, i rumors che si stanno velocemente trasformando in veri e propri boatos portano, nuovamente, sulle scrivanie di Ilda Boccassini e Alessandra Dolci, per sviluppi di inchieste che, per quanto fragorose, potrebbero avere spiegato solo una parte degli effetti (giudiziari e politici) e nel giro di qualche settimana potrebbero registrarsi significative novità.
    La medesima cosa, per restare sull’asse Reggio-Milano, potrebbe accadere dai piani alti del Cedir di Reggio Calabria.

    In questo senso la decisione del Cdm sul Comune di Reggio Calabria potrebbe aver sgombrato il campo da eventuali strumentalizzazioni, come dimostrato, dagli arresti legati alla Leonia, a compimento 12 ore dopo lo scioglimento del Consiglio comunale di Reggio.
    Ma l’asse tra Lombardia e Calabria rileva analogie anche sul fronte politico.
    Come detto sopra la crisi politica alla Regione Lombardia determinata dall’ennesimo coinvolgimento di un politico in indagini di ‘ndrangheta è, in qualche modo un fatto nuovo che manda in pezzi il teorema di Berlusconi (se siete rimasti a Pitagora e Talete aggiornatevi, please) secondo il quale una somma di pesanti responsabilità personali di autorevoli rappresentanti politici non comporta una responsabilità politica di chi li ha scelti.
    Su questo teorema, da anni si sono mantenuti in piedi Parlamenti e Regioni, Province e Comuni.
    E ora, all’improvviso, viene giù la Regione Lombardia, che non è propriamente l’ultima arrivata e, anzi, è la stanza dei bottoni del centrodestra.

    Dire se ciò rappresenti un nuovo modo di concepire la responsabilità politica da parte del centrodestra è presto, così come è impossibile comprendere fino a che punto il “contagio” del crollo del Pirellone possa estendersi ad altre Regioni.
    Certo è che questa vicenda regala altre armi agli oppositori interni (e meschinamente all’opera nell’ombra) di Scopelliti, mentre un altro segnale è la prova dell’esistenza in vita del Pd calabrese che per la prima volta ha  apertamente chiesto le dimissioni del Governatore, dopo due anni e mezzo di – neppure tanto bella – tappezzeria.
    La sensazione è che da qui a Dicembre gli scenari possano cambiare e di parecchio e che il Natale regali uno Scopelliti definitivamente isolato o paradossalmente rafforzato ove fosse riuscito a superare indenne le bufere che arriveranno.
    Perché arriveranno.