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    In galera? Altro che, io li manderei a scuola…

    scolari

    di Giusva Branca – Allora, le cose sono due: o non sanno l’italiano o sono degli esseri dai parametri etici dubbi.  Anzi tre: o entrambe le cose. Leggiamo, in esito all’arresto di Rappoccio:

    “ “Esprimo la mia vicinanza al collega Antonio Rappoccio per la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto”. E’ quanto afferma il presidente del gruppo consiliare della Regione ”Insieme per la Calabria”, Giulio Serra…”.
    Ora, siccome vogliamo essere buoni diciamo che non conoscono perfettamente (plurale perché quella di Serra è solo l’ultima uscita di una lunga serie, nei mesi)la lingua italiana che, ad onor del vero, Paolo Villaggio definì una lingua maledetta. Quel giorno a scuola non c’erano; suvvia, che sarà mai…a tutti è capitato di saltare un giorno di scuola…
    Serra è stato solo sfortunato perché quel giorno ha perso proprio la spiegazione del concetto di “esprimere vicinanza”.
    Ci segua, onorevole, non è difficile: dato che non penseremmo mai che lei approvi sul piano etico-morale i comportamenti dei quali è accusato Rappoccio, è chiaro che il deficit riguarda solo la padronanza del linguaggio; e allora le ricordiamo che esprimere vicinanza rispetto ad una vicenda giudiziaria rappresenta, comunque, una presa di distanza netta ed inequivoca rispetto all’operato della magistratura inquirente.
    Altra cosa è l’augurarsi, magari anche l’essere convinto, che Rappoccio possa dimostrare di essere estraneo ai fatti. Ma, nel frattempo, esprimere vicinanza – mentre il partito lo sospende e presto la medesima sorte gli toccherà per la qualifica di consigliere regionale – si avvicina pericolosamente al concetto di contiguità e questo, onorevole Serra, apre scenari curiosi assai.
    Sul piano umano, ovviamente, il discorso è diverso ed è perfettamente comprensibile che, ove lei avesse rapporti da amico, sodale con Rappoccio, non gli facesse mancare la sua solidarietà, ma le ricordiamo – ma forse sul punto è giustificato perché questo è programma di università – che quando lei si esprime pubblicamente lo fa a nome dei suoi elettori.
    E così sicuro che questi elettori siano d’accordo? Attendiamo la sua risposta, dura e indignata contro “certa stampa”, venghino, siori, venghino, siamo preparati a tutti i numeri: nani, ballerine, Mangiafuoco e Topo Gigio a pedali. Anche l’orso da colpire con le palle, non ci manca niente.
    E qui, a proposito di etica politica, lo spunto offerto inconsapevolmente da Serra ci apre scenari praticamente infiniti. Praterie sconfinate nelle quali infilarsi è agevole.
    Troppo spesso è ben evidente scorgere tra le righe dell’attività politica scelte, comportamenti non solo intollerabili, ma evidentemente funzionali a qualcos’altro.
    E così la cattiva politica determina i bisogni piuttosto che leggerli, interpretarli, rappresentarli e governarli, spostando le scarse risorse conseguentemente (come scriveva un utente su facebook, piazza virtuale molto più vera e viva, nel dibattito, di tante reali…).
    Insomma, è come se, mentre sei seduto comodo sul divano del tuo salotto, improvvisamente un sasso proveniente dall’esterno rompesse la vetrata e, attaccato ad esso, si trovasse un biglietto con su scritto: “Hai bisogno di un vetraio? Chiama al numero…”
    E allora, siccome, nonostante tutto, della politica c’è bisogno e della buona politica ancora di più, considerato che, comunque, ci sono ancora uomini politici che vale la pena di sostenere, perché il populismo del “fanno tutti schifo” è solo l’altra faccia della medaglia di quella stessa cattiva politica che non sceglie mai nulla, ricominciamo dalle scelte, dal valutare i curricula dei politici, e ci riferiamo certamente al corso di studi, ma anche ai percorsi di vita pubblica: proposte di legge, comportamenti, uscite più o meno infelici, richieste “strane” come, ad esempio, la schedatura e la mappa del voto per tutti i familiari o, in altro caso, la richiesta privata di accendere un conto corrente all’estero per potere compiere operazioni finanziarie estero su estero…
    Insomma, si cominci a giudicare, a far sì che chi, poi, deve chiedere il consenso, si senta giorno dopo giorno sotto la lente di ingrandimento.
    Ciò è necessario per distinguere il grano dal loglio, per scremare la classe politica, ma anche per tutelare quei politici che, invece, avrebbero titolo etico per distinguersi e rischiano di venire travolti dl giudizio superficiale di coloro che generalizzano per un’intera parte politica o, peggio, per  la politica tutta.
    Scegliere, è tempo di scegliere.
    Per chi è chiamato ad amministrare e per chi, di volta in volta, sarà chiamato ad individuare chi dovrà amministrare; sempre scelte sono.
    Come quelle di chi, quel giorno, preferì andare a giocare al flipper piuttosto che a scuola; aveva ragione Adlai Stevenson (no, non cercatelo nei roster delle squadre NBA, era il rivale – sconfitto due volte – di Dwight Eisenhower): “In galera? Altro che, io li manderei a scuola…”