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Passano gli anni ma otto son lunghi e l’acido ne ha fatta di strada…

19 Maggio 2013
in Editoriali, EDITORIALI
Tempo di lettura: 3 minuti
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palazzo_san_giorgio

di Giusva Branca – Dietro l’acido che Orsola Fallara ha deciso di ingoiare c’è lo stesso acido che da tempo corrode le stanze dei palazzi nella città di Reggio.

La premessa, d’obbligo, è che in casi di tal genere da un lato l’umana pietà deve avere il sopravvento rispetto alla tentazione di individuare nel gesto estremo indizi di merito per la vicenda centrale del discorso, ma dall’altro le conclusioni non possono essere che complesse e – ahinoi – acide.

Ancora una volta Reggio si è dimostrata una città dove si vive pericolosamente. Lo si fa per scelta a monte o per necessità contingenti una volta dentro un sistema dal quale non si vuole o non si può sbarcare.

In questa storiaccia vanno registrate un bel pò di assenze: in primis – in attesa di comprendere se gli atti di Orsola Fallara fossero o meno illegittimi (e dopo un fiorire di pareri sarebbe ora che la magistratura mettesse un punto fermo) – va, evidentemente segnalata la lampante assenza di senso di opportunità o buon senso da parte della dirigente medesima nel momento in cui ha deciso di liquidarsi quelle somme proprio nel momento di massima crisi della città e del Comune.

Assenza di una parola da parte di Scopelliti, letteralmente infuriato con la sua ex dirigente di massima fiducia e silente, assenza totale di dignità da parte di alcuni esponenti politici comunali di maggioranza che, subdorata la bufera, la hanno attaccata pubblicamente, dimentichi che fino a poche ore prima hanno votato documenti contabili rispetto ai quali mezza città nutriva (e nutre) dubbi e che più volte proprio loro, negli anni, avevano elemosinato dietro la porta della potentissima Fallara il pagamento in tempo reale di spettanze dovute a loro o ad amici, scavalcando file legittime e interminabili.
Assenza  per otto lunghi anni di attività incisive e nette da parte della opposizione comunale, tranne qualche rara eccezione, poste in essere, non a caso, solo dopo che il Principe (leggi Scopelliti) aveva cambiato feudo e, soprattutto, quando, anche loro non potevano più per ragioni varie mettersi in fila dietro quella porta.
Ma, in verità, la faccenda va ben oltre il pur grave fatto specifico. Che non si riesca a mettere un punto fermo sulla situazione contabile del Comune è fatto grave. Alle continue (negli ultimi mesi) sortite di chi punta l’indice sui conti comunali fa eco Scopelliti che bolla queste come infami bugie. Intanto una sofferenza evidente c’è, ma c’è chi giura che trattasi di una sofferenza di cassa, presente in gran parte dei Comuni italiani, a fronte di chi, invece, sostiene il contrario. Tocca ora a Raffa (piaccia o no è lui il padrone del vapore in questi tempi bui) fare chiarezza, e, qualora non l’abbia lui chiara la situazione, pretendere chiarezza.

Urge una conferenza stampa nella quale – contrariamente a quanto fatto da Fallara poche ore prima di ingerire l’acido muriatico – accetti di sottoporsi a qualunque tipo di domanda e, con la schiena dritta e carte alla mano, dica alla città come stanno le cose. Dica, prendendosene tutte le responsabilità, che la situazione economico-contabile è disastrosa oppure che si tratta di allarmi ingiustificati e, a questo punto, strumentali. E’ paradossale che proprio Fallara abbia accomunato Raffa e Naccari nel ruolo di suoi nemici, ma altrettanto paradossale ora sarebbe se proprio Raffa non rispondesse alle accuse mosse proprio da Naccari nei confronti del Comune che lui guida.

Tuttavia che il nome di Orsola Fallara rimbalzi di bocca in bocca, con o senza cognizione di causa, da anni è un altro fatto acclarato, ma in questa città gli spifferi si lasciano tanto circolare da trasformarli in leggende (metropolitane, ovviamente). Eppure mai nessuno (o quasi) per otto anni, quando lei era potente e il Sindaco fortissimo, ha avuto il coraggio di tirarne fuori nome e opere. Sempre e solo chiacchiericcio, anche dal consigliere comunale che sussurra in Aula una cosa al giornalista perchè non ha il coraggio (o non può per inconfessabili motivi) di dirla pubblicamente e vorrebbe che la denuncia partisse dai giornali (dai quali, è noto, è sempre facile smarcarsi e dissociarsi). Via così, avanti così, per otto lunghi anni, mentre, intanto, l’acido ne ha fatta di strada.

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