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Home EDITORIALI Editoriali

Ma quale bavaglio…infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio, perchè con questa spada vi uccido quando voglio…

19 Maggio 2013
in Editoriali, EDITORIALI
Tempo di lettura: 5 minuti
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di Giusva Branca – Forse aveva proprio ragione Robert De Niro in “C’era una volta in America”.

Dopo aver preso atto del fallimento di una vita, in buona sostanza rubatagli dal migliore amico e dal suo amore giovanile, proprio a lei, dopo 30 anni, risponde alla sua domanda su cosa avesse fatto per tutto quel tempo dicendo di essere andato a letto presto.

Forse ha fatto proprio bene lui. Meno si sta svegli meno tocca vederne.

E però, visto che l’insonnia galoppa ed in qualche modo bisogna pure occupare il tempo, allora non ci resta che gestire, incanalare la rabbia per quante se ne vedono ed urlare, come diceva Guccini, ai nani di levarsi davanti, visto che per  “la mia rabbia enorme mi servono giganti”.

Ed allora veniamo a noi e, soprattutto a voi, cari lettori, voi che siete gli unici che avete il diritto di ritenere (e manifestare) congruo o no un pezzo, una scelta editoriale, una logica di impaginazione, un taglio di un articolo.

Ovvio? Macchè.

E però adesso ne ho veramente le tasche piene. Piene di personaggi politici (dalla circoscrizione al Parlamento, senza esclusione di alcuna forza politica) che quasi quotidianamente telefonano per chiedere conto di questo o quel pezzo, di una scelta di maggiore o minore risalto.

Ma come vi permettete? Ma chi siete? Ma chi vi conosce?

Ora basta, cari signori, adesso veramente non se ne può più. Noi facciamo ciò che coscienza, preparazione e capacità ci consentono, non abbiamo padroni se non le nostre due o tre decine di migliaia di lettori quotidiani (e questo lo sanno tutti), ma nessuno pensi di indirizzarci, condizionarci. Siamo pronti a ricevere consigli da tutti, i complimenti ci piacciono ma le critiche ci servono, ma per aver  titolo  è necessaria onestà intellettuale.

“Venite portaborse, ruffiani mezze calze che avete spesso fatto del qualunquismo un’arte”.

Venite, venite pure ex portaborse assortiti che oggi vivete i vostri scampoli di gloria, esercitate il vostro potere, la vostra arroganza che troppo spesso fa rima baciata con ignoranza, venite che “il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura”.

Certo, ciò che, invece, vi fa paura è chi, come noi (ed altri) apre gli occhi al pubblico, chi dice alla gente quelle cose che per anni, per decenni, sono state taciute, consentendovi di trovare per terra le verità che cercate. A voi, ancora con Guccini, diciamo “tenetevi le ghiande, lasciateci le ali”.

Si salvano in pochi da questo esercizio meschino sublimato quasi sempre dalla telefonata non già ai direttori (Strill.it ne ha due, pensate un po’, potete anche scegliere), l’interlocuzione con i quali rischierebbe di finire esattamente come le risposte lungo linea di Ivan Lendl alle battute degli avversari. Più di qualcuno decide di chiamare direttamente i nostri giovanissimi redattori pensando di avere vita più facile ed accorgendosi troppo tardi che un giovane con personalità, qualità morali adamantine e tipica presunzione anagrafica se spalleggiato in modo forte e coerente dai suoi direttori può diventare un osso molto più duro dei suoi dante causa.

Strill.it in quattro anni si è guadagnata l’ammirazione di molti ed il rispetto di tutti, noi non scriviamo su commissione, le cantonate le prendiamo in prima persona, mai per conto terzi ed in prima persona, con faccia e portafogli rispondiamo.

Ma, care mezze calze della politica (ahinoi quanto in basso siamo caduti), la colpa di tutto ciò non è solo vostra, sono numerosi i nostri colleghi che dovrebbero auto spedirsi dietro la lavagna con le orecchie d’asino. Decenni di informazione su ordinazione, centinaia, migliaia di articoli preventivamente fatti vistare al proconsole di turno, una vita di scodinzolii preventivi, prima ancora che venissero richiesti non potevano non lasciare il segno.

E se dall’altra parte non si hanno le armi, gli strumenti per comprendere che questa situazione è solo un’aberrazione, una follia (d’altra parte “le scuole” sono come il coraggio di manzoniana memoria, se uno non le ha non se le può dare…), alla lunga si pensa che funzioni veramente così, sempre e comunque.

No, cari signori, non funziona così, ve lo spiego io come funziona: funziona che voi esercitate il potere come vi pare e dovrete rispondere solo all’elettorato ed alla magistratura (sperando per voi che alla fine di tutto non ci sia un Dio, vi sareste cacciati in un guaio gigantesco) e noi, da quest’altra parte scriviamo ciò che ci pare e a nostra volta rispondiamo solo ai lettori ed alla magistratura.

Se poi un pezzo non vi garba o turba i vostri sonni vi risponda Humphrey Bogart col leggendario “E’ la stampa, bellezza e tu non puoi farci niente…”.

Noi di Strill.it (non soli, grazie a Dio) siamo fatti così: brutti, sporchi e cattivi. Ma leali ed onesti. Se qualcosa non vi va scriveteci; abbiamo sempre pubblicato le peggiori schifezze scritte su di noi medesimi, continueremo a farlo (mi chiedevo se posso querelare per diffamazione a mezzo stampa lo scrivente per una nota pubblicata da me medesimo…non credo quindi siete pure al riparo da querele).

Sapete anche dove trovarci, via Crisafi 17/a , in pieno centro a Reggio Calabria, a livello strada, ad annusare la vita vera, fatta di quotidiani piccoli e grandi problemi; siamo in un posto dove ogni giorno passa la gente normale, quella con la busta della spesa in mano per ringraziarci per il servizio che facciamo.

Gente semplice, con vite semplici, a volte difficili (cose che voi non avete neppure idea di cosa siano) che ogni giorno gratificano i direttori ed i nostri meravigliosi, entusiasti, impagabili e soprattutto puliti ragazzi.

Fate come loro, venite in redazione, vi farà solo bene; forse, se – come spesso accade – troverete il pienone di giovani colleghi, amici, simpatizzanti, semplici lettori, sarete costretti a stare in piedi o magari ad attendere un po’. In questo caso vi si potrebbero anche aprire scenari inattesi rispetto alle modalità di utilizzo dei libri, diverse da quelle assai diffuse e che voi ben conoscete  che li rendono insostituibili nella funzione di equilibratori dei piedi sconnessi dei tavoli. Ne abbiamo tanti in sede, li compriamo anche (pensate voi che matti, molti ce li spediscono le case editrici di mezza Italia).

Comunque sia noi che i nostri lettori andremo avanti su questa strada, una strada che ci porta ogni giorno nei pc di gente sparpagliata in 130 Paesi del mondo. Eh lo so, se sei sputtanato, Strill.it lo fa su scala planetaria ed eterna (internet è sempre là, non scade, non passa….) ma non c’è altra via che raccontare i fatti, che – notoriamente – sono ostinati.

Invece di preoccuparvi di come le vostre frequenti magagne vengono veicolate, pensate a farne di meno, vivremo tutti meglio. In caso contrario fate come vi pare ma non crediate di condizionarci perché potrete telefonare quante volte vorrete, ma “al fin della licenza io non perdono e tocco…” e l’immagine scelta – ancora da noi – per “Tabularasa” vuol dire tanto ed ancora di più.

p.s. onde evitare di essere anche stavolta bombardato di telefonate vi faccio umilmente notare di aver fatto un discorso che (come le leggi di una volta, ma questa è un’altra storia) è generale ed astratto. Se qualcuno dovesse chiamare per lagnarsi (more solito) vorrà dire che si sarà riconosciuto nel quadretto sopra delineato….

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