
sosteneva che “fanatico è colui il quale non può cambiare idea e non intende cambiare argomento”.Ora Giovannini, nella duplice veste di massima espressione del mondo accademico locale e di esperto di una branca direttamente interessata dalla vicenda-ponte (l’architettura), è evidente come non possa, più che non intenda, cambiare argomento, sottraendosi ad un dibattito che, per tabulas, tira per la giacca tutti i rappresentanti della comunità scientifica.
Dunque, non volendo apparire fanatico, ha finito per cambiare idea e, da Catania, (meglio dirle da lontano certe cose), ha affermato di avere maturato una nuova e positiva posizione rispetto alla realizzazione del ponte sullo Stretto.
E’ altresì evidente che cambiare punto di vista sia dimostrazione di vivacità intellettuale ed anche di intelligenza, a patto che, però, si parta dalle idee e non si arrivi direttamente alla posizione.
Bisogna adoperarsi per cambiare le cose che ci circondano, in buona sostanza la vita, prima che la vita cambi noi e questa seconda ipotesi deve essersi realizzata nella mente di Massimo Giovannini, evidentemente profondamente diverso da quello che, solo nel 2006, alla vigilia dei Mondiali di calcio, proprio come ora, si apprestava a guidare la sua “Mediterranea” dopo Alessandro Bianchi, suo predecessore ed in qualche modo “dante causa”, volato al Ministero dei Trasporti, a Roma.
Erano, in effetti, altri tempi, il presidente del Consiglio si chiamava Romano Prodi, il Governatore della Calabria era Agazio Loiero e, tranne il bunker di Palazzo San Giorgio, tutto il resto aveva un inconfondibile odore di centrosinistra.
La Mediterranea ed il suo Rettore furono, da allora, fieramente schierati contro la megastruttura, in linea con quanto infelicemente (sul piano dei tempi) dichiarato dal neo Ministro Bianchi pochi secondi dopo il giuramento (di più veloce si ricorda solo il gol di Matteoli, nove secondi e nove decimi dopo il fischio d’inizio di Inter-Cesena, il 27 novembre del 1988).
E però le cose cambiano, e con essa le idee, pardòn, le posizioni.
E così oggi ci tocca sentire che Giovannini ha cambiato idea, pardòn posizione. Eh si, perché delle idee che dovrebbero stare a monte delle posizioni, in quanto detto da Giovannini a Catania non si riscontra nemmeno l’ologramma.
L’ologramma di un’idea non si è mai visto, si può obiettare.
Vero, verissimo, ma è innegabile che non si è mai visto neppure la massima espressione di una comunità scientifica che valuti un’opera che porta con sé gigantesche valutazioni e ricadute sul piano ingegneristico, architettonico ed economico sulla base di argomentazioni di una banalità disarmante: “Il Ponte” – ha detto Giovannini – “è un elemento che riporta attenzione e centralità sullo Stretto, su Calabria e Sicilia, sul Sud in generale. Questo è l’importante. A prescindere dal Ponte in sè, è importante avere attenzione nazionale sulla nostra realtà e su tutti i nostri problemi. Il Ponte può aiutarci proprio in quest’ottica, a calamitare l’attenzione nazionale rispetto al complesso della nostra realtà”.
Insomma, viva il ponte a prescindere, senza stare troppo a sottilizzare e chissenefrega delle argomentazioni scientifiche (che, si badi bene, potrebbero anche portare ad una valutazione favorevole), delle quali non v’è traccia palpabile.
Sarebbe anche interessante sapere cosa pensino i colleghi di Giovannini, quella comunità scientifica (nella fattispecie legata alle Facoltà di Architettura ed Ingegneria) che, una volta, modellava le proprie posizioni partendo proprio da quelle idee, singole in partenza e poi per come sfociavano dai confronti, a volte serrati.
In qualche caso le posizioni scaturenti erano anche più di una, ma ciascuna dignitosamente supportata dal rigore logico-scientifico che sta a monte delle idee del mondo accademico.
Nulla di tutto ciò è accaduto e da Catania Giovannini ha traghettato con una mossa sola la “Mediterranea” sull’altra sponda, quella favorevole al ponte. Non c’è nulla di male in questo, lo ripetiamo, ma sapere a nome di chi parla Giovannini (in verità lui lo dice, a nome dell’Ateneo, vorremmo sapere cosa ne pensano gli altri esimi rappresentanti del l’Ateneo medesimo, dai Presidi di Facoltà ai docenti) potrebbe essere interessante, al pari di quanto potrebbe esserlo conoscere le motivazioni scientifiche che stavano dietro il no espresso nell’era Prodi-Bianchi-Loiero e quelle che oggi stanno dietro il si nell’era Berlusconi-Matteoli-Scopelliti.
“Il Ponte, infatti, è utile perchè ha un grande significato culturale” – ha detto Giovannini, e però questo genere di valutazioni, che esulano dal campo prettamente scientifico, non competono al Rettore in quanto tale; ovviamente, invece, sono perfettamente legittime per Massimo Giovannini, ma viene da chiedersi che valore possano assumere.
“Le infrastrutture sono senza colore politico, non appartengono nè alla destra nè alla sinistra” – ha chiarito il Rettore a Catania. Un po’ come le posizioni, che, quando non sono figlie delle idee, aderiscono ad una scelta di fondo di fronte alla quale, prima o poi, si trovano tutti gli esseri umani: il bivio tra rivoluzione (delle idee, aridaje, in romanesco, così i numerosi docenti romani della “Mediterranea” capiscono meglio) e conservazione, tra l’andare controvento o col vento in poppa, tra l’adeguare la vela seguendo la brezza oppure no.
E però, operando questa scelta, come cantava Stefano Rosso tanti anni fa (anche lui romano, anche lui di sinistra), si può trovare anche “chi cercando la rivoluzione ha trovato, infine, le comodità”…




