
di Giusva Branca – Non sono mancate le battutine ed i sorrisetti a metà tra il compatimento e l’ironico nel merito della situazione sanitaria calabrese, soprattutto relativamente al rapporto tra spesa, deficit di bilancio e qualità dei servizi resi. Lo scenario era
quello del cosiddetto “tavolo Massicci”, a Roma, destinato all’analisi della situazione sanitaria regionale. Una sorta di calvario obbligato per la Calabria che anche stavolta ha dovuto sbattere il naso contro l’amara realtà.
A Zoccali e Guerzoni, in rappresentanza della Regione Calabria, è toccato, ancora una volta, confrontarsi con una realtà dura e difficile da digerire, in ossequio ad una situazione generale delicatissima, sul piano nazionale e, a maggior ragione, su quello territoriale.
Al tavolo, al quale era presente come uditore anche una rappresentanza di KPMG, l’advisor che da anni cerca, inutilmente, di quantificare il debito della sanità calabrese, il Governo ha ribadito il giudizio fortemente negativo per la Calabria, non solo rispetto alla quantità del deficit maturato ed alla totale inerzia di azioni che avrebbero dovuto essere poste in essere dopo la firma del piano di rientro ed invece rimaste lettera morta da novembre 2009 in poi. Le bacchettate più dure sono giunte, infatti, sull’analisi strutturale del comparto sanità della Calabria, per il quale sono state sottolineate “evidentissime inefficienze delle strutture burocratiche, sia a livello centrale che periferico”.
Nonostante sia stato dato atto alla Regione Calabria di star cominciando ad incidere sulla situazione generale, questo è ritenuto dal Governo largamente insufficiente, la qual cosa ha portato alla formale diffida, atto propeduetico (tranne novità tanto stravolgenti quanto improbabili) al commissariamento del comparto.




