
di Giusva Branca – “Interrogato il morto, non rispose”, potremmo dire. Dal Pd calabrese, anzi da quel che resta dello stesso, ci si aspettava una voce, fosse anche un rantolo proveniente dall’assemblea di Lamezia.
Ed invece ne è venuta fuori l’ennesima prova di disfacimento di un partito che non è mai nato e che è stato in piedi soltanto sulla somma degli interessi personali e delle varie correnti.
Da Lamezia, dicevamo, ci si attendeva una qualunque segnale, che non è arrivato. D’altra parte interrogare il morto è esercizio non ha mai impegnato particolarmente il brigadiere addetto alla verbalizzazione.
Ed allora quelle di Lamezia, presentate come manovre estreme nel tentativo di rianimare il Pd, probabilmente rappresentano le esequie finali, andate in scena in uno squallido scenario da bassa macelleria, dove, notoriamente, i cani del macellaio restano sempre morti di fame e sporchi di sangue.
Guccione, segretario regionale del Pd, uno dei meno rappresentativi esponenti della storia del centrosinistra calabrese, ha presentato una relazione tutto sommato dignitosa, onesta, ma priva dell’elemento essenziale che una volta, quando la politica era politica, era d’obbligo in circostanze come queste: le dimissioni.
D’altra parte, però, chi le richiede a gran voce non è messo meglio di lui quanto a responsabilità e lo stesso Guccione lo dice chiaramente ogni volta che se ne presenta l’occasione. Ecco, quindi, che il quadretto è bello e fatto: un tutti contro tutti finale (esattamente come quando da ragazzini nel cortile di casa giocavamo – ed era ormai buio – gli ultimi minuti di un’interminabile partita di pallone) che avrà un unico risultato.
Il risultato più probabile è l’implosione definitiva del partito, con un’ulteriore spaccatura (gli scienziati che annunciarono la fissione dell’atomo sono dei dilettanti rispetto a questi) dello stesso. Eh si, perché, come nelle migliori tradizioni, da Lamezia non è stato cavato un ragno dal buco; l’assemblea è stata sospesa vista l’ora tarda (le 22.30, ma quando, ad esempio, il Consiglio regionale delibera cose serissime e sposta valanghe di soldi in piena notte va benissimo…) che era solo una patetica, ennesima scusa per non decidere nulla. Ed infatti l’assemblea non è stata aggiornata a nessuna data precostituita, ma “a data da destinarsi”.
In tutto ciò, come sempre, maestro della “guerrilla marketing” di tipo politico è Agazio Loiero, il quale ha già bell’e pronto il proprio gruppo consiliare personale, quello che fa capo alla sua lista-appoggio, “Autonomia e diritti”, solo da attivare. Ora, è chiaro che una mossa del genere sancirebbe la fine del Pd calabrese, per lo meno a certi livelli di rappresentatività, ma dopo la sua candida dichiarazione “ho aderito alla mozione-Bersani solo perché mi serviva l’avallo di Vasco Errani al piano di rientro dal deficit sanitario”, assai simile ad una confessione di voto di scambio, sia pure a fin di bene, tutto è possibile.
Intanto l’ennesima mossa attendista di Guccione non considera che il limite del tempo massimo è stato abbondantemente oltrepassato e che una larga fetta della vecchia guardia chiede una sorta di rivoluzione interna immediata. Possibilmente prima che il nuovo Consiglio regionale cominci a lavorare.




