di Giusva Branca – La Calabria ha bisogno di tante cose. La Calabria ha bisogno di tante cose tutte assieme. La Calabria
ha bisogno di tante cose tutte assieme ora. Una delle tante si chiama trasparenza, cristallinità dell’azione amministrativa che si concretizzi un una serie di operazioni tali da riavvicinare la gente alla politica, ai palazzi del potere; sia per rappresentare le istanze del territorio che – perché no – per far sentire il fiato sul collo agli amministratori.
Negli ultimi anni, indiscutibilmente, Palazzo Campanella si è aperto al territorio, attraverso una serie di inziative è diventato realmente la “casa dei calabresi”, ma ora è necessario sforzarsi affinchè anche le attività amministrative siano immediatamente visibili ed intellegibili a tutti, a partire dalle sedute del Consiglio regionale.
E’ tempo di mettere un punto ad una vergogna diffusa e che dura da decenni: quella che porta, sistematicamente, l’Assemblea a lavorare di notte, con le decisioni più importanti prese alle prime luci dell’alba, davanti ad un’Aula spesso semideserta ed assonnata, lontano dai riflettori della stampa e da sguardi indiscreti di un pubblico che non c’è. E’ un andazzo che affonda le sue radici in consiliature antiche ma che non può essere tollerato oltre. Già la fissazione pomeridiana dell’orario di inizio dei lavori tradisce la voglia di andare a finire nel cuore della notte. Non si vede perché, come ad esempio in Parlamento, i lavori dell’Assemblea non debbano essere fissati alle ore 10 del mattino e, soprattutto, perché, non si possa dare inizio effettivo ai lavori alle 10.15, dimostrando ai calabresi che tutte le mattine si alzano all’alba per essere puntuali alle 8 sul posto di lavoro che non ci sono due Calabrie.
Non è serio (e nemmeno rispettoso per l’attività della stampa, se vogliamo dirla tutta) fissare seduta di Consiglio per le 15 e poi iniziarla effettivamente alle 17, quando la gente “normale” ha terminato la propria giornata di lavoro. E, tanto per dirla tutta, se i signori consiglieri che risiedono lontano da Reggio Calabria devono pagare una notte in albergo per evitare la levataccia del giorno dopo (qualche volta al mese, però, andatelo a spiegare ad operai e pendolari…) che lo facciano, vivaddio. Con tutti i soldi che guadagnano – parliamo in un mese di quanto un impiegato guadagna in un anno – crediamo se lo possano permettere…
A proposito di sedute di Consiglio regionale, pensiamo sia opportuno ripristinare la reale e libera possibilità di accesso del pubblico (fino ad esaurimento posti), negli ultimi tempi “filtrata” attraverso richieste preventive dopo la cagnara messa in scena tempo addietro dai rappresentanti di Azione Giovani. In caso di comportamenti fuori dalle righe il Consiglio regionale dispone di uomini e mezzi a iosa per arginare i comportamenti ed identificare i responsabili.
Nell’era della digitalizzazione il Consiglio regionale della Calabria si era dotato degli strumenti più all’avanguardia per seguire i lavori dell’Aula: dalla trasmissione in diretta a circuito chiuso nel Palazzo (cosa funzionante solo in parte e da ripristinare nella sua totalità) alla diretta telematica, per sommi capi, dall’Aula sul sito del Consiglio regionale. Questo servizio, di importanza capitale per chi sta fuori ed anche per la stampa è stato misteriosamente e senza spiegazione interrotto. Senza farsi troppe domande (scomode) sulle motivazioni è indifferibile il suo immediato ripristino.
Tra le prerogative di trasparenza – che non sempre coincidono con quelle di pubblicità – che l’Assemblea deve avere, la principale è quella relativa al corretto funzionamento ed equilibrio tra gli organismi collegiali dell’Ente. E’ ora di finirla con l’avocazione delle tematiche più delicate da parte della Conferenza dei Capigruppo, organo politico ed i cui lavori sono privi di trascrizione scritta. Le commissioni devono pretendere che venga restituita loro la dignità che meritano.
Queste sono le condizioni minime, una sorta di minimo sindacale perché l’Assemblea possa ritenersi effettiva depositaria della dignità che si conviene al massimo organo elettivo territoriale.
E’ chiedere troppo? Ce lo dirà presto, con i fatti, il presidente (al momento ancora designato) Franco Talarico.




