
di Giusva Branca – A Cassano un giovane operaio incensurato viene ucciso per errore a colpi di arma da fuoco; a Le Castella centinaia di turisti di un noto villaggio vacanze sono
costretti alla fuga dopo che qualcuno, quasi certamente a matrice estorsiva, ha avvelenato i serbatoi dell’acqua potabile infiltrandoli in maniera pesante con liquami fognari.
Anche questa è Calabria, dove la criminalità la fa da padrona ogni giorno di più, dove non si riesce a porre un argine non solo all’arroganza della ‘ndrangheta, ma anche alle sue dinamiche di offensività sempre più spietate, senza scrupoli.
Una Calabria che per ogni volta che prova – in mille settori e con altrettanti sforzi personali – a rialzare la testa conosce altrettanti calci nei denti che la spingono nuovamente nel baratro.
Ed anche quando – grazie ad operazioni di Polizia – taluni fantasmi del passato cadono, il desolante e tetro quadro generale resta immacolato.
I Calabrsei, atavicamente, hanno imparato a fare i conti quotidianamente con le paure.
Paura di restare senza lavoro, paura di non godere dell’assistenza sociale minima, paura di non beneficiare dei servizi essenziali, paura di morire, perchè no?
E però, proprio ieri sera l’inviato di Repubblica, Attilio Bolzono, tracciando un parallelo tra la Calabria e la “sua” Palermo e sottolineando decenni di clamorosa disattenzione dello Stato verso la punta dello Stivale, ha ricordato che, da quest’altra parte della barricata, in Calabria, si riscontra un senso civico – inteso in senso quanto più lato possibile – ancora carente.
Il dilagare del crimine è come l’acqua: se non si pone, tutti assieme, un argine si espande dappertutto, anche in zone e contro obiettivi che parevano esenti.
E questo, come teorizzato più volte da studiosi del fenomeno e magistrati e come confermato anche dalle recenti risultanze investigative, vale all’interno della Calabria ma anche nel resto del Paese e dell’Europa.
L’economia di terre che vivono di prosperità come la Lombardia, il nord-ovest ed altre zone del Paese sono, ormai, profonsamente infiltrate dalla ‘ndrangheta che ne ha acquisito il controllo e la gestione.
“Se mettono mano ai riciclaggi di ‘ndrangheta su Milano non resta nemmeno la Madonnina del Duomo” commentava amaramente qualcuno dopo il sequestro del Cafè de Paris a Roma.
Ma anche con questi fantasmi più di qualcuno non intende fare i conti.
In Calabria come fuori.




