Nuovo rinvio, e prescrizione sempre piu’ vicina, nel processo – iniziato 9 anni fa – a carico di 11 persone accusate di aver provocato un disastro ambientale smaltendo abusivamente 135 mila tonnellate di rifiuti industriali tossici provenienti da Brindisi, finiti interrati, dal 2000 al 2007, nell’area dell’ex fornace “Tranquilla” di San Calogero, chiusa ormai da anni. Impianto, tra l’altro, teatro dell’omicidio di Soumayla Sacko, il 29enne maliano, bracciante e sindacalista Usb, ucciso il 3 giugno dello scorso anno mentre si trovava con altri due migranti che vivevano nella tendopoli di San Ferdinando impegnati a cercare lamiere per le loro baracche.
Un processo che sembra proprio non si riesca a celebrare. Il motivo dei continui rinvii e il ciclico ricambio dei giudici. Infatti, in questi nove anni, sono stati ben otto i magistrati che si sono succeduti sullo scranno della presidenza del Tribunale monocratico di Vibo Valentia. L’ultima, in ordine di tempo, e’ Giorgia Maria Ricotti, cui spetta il compito di trattare il procedimento a carico di Giuseppe Romeo, di 73 anni, di Taurianova; Umberto Acquistapace (86) di Petilia Policastro; Stefano Romeo (30) di Taurianova; Angelo Vangeli (47) di Mileto; Vito Sabatelli (62) di Costernino (Brindisi); Antonio Roma (76) di Carovingio (Brindisi); Angela Ippolito (47) di Monopoli (Bari); Vito Antonio Sacco (59) di Carovingio; Luciano Mirko Pistillo (60) di Brindisi; Carlo Aiello (55) di Brindisi; Diego Baio (61) di Brindisi.






