I magistrati fuggono dalle procure. Insomma non vogliono piu’ fare i pubblici ministeri, preoccupati forse dalla prospettiva della separazione delle carriere e dall’ipotesi di rendere discrezionale l’azione penale. Un fenomeno che rischia di ripercuotersi sugli stessi cittadini , perche’ unito al divieto di mandare i giovani magistrati negli uffici requirenti, potrebbe aver l’effetto di lasciare le procure sguarnite e dunque di rendere piu’ difficile l’accertamento dei reati. L’allarme viene dal Csm. Ed e’ fondato sugli ultimi dati relativi ai trasferimenti delle toghe: ben 90 posti negli uffici di procura sono rimasti scoperti, in massima parte per mancanza di aspiranti (72) e in minima (18) perche’ si e’ candidato chi non aveva i titoli. Una realta’ che preoccupa Palazzo dei marescialli perche’ non riguarda solo le tradizionali sedi di frontiera del Sud, da sempre poco ambite, come Gela, Nicosia, Vibo Valentia; ma per la prima volta , coinvolge procure del Nord finora ritenute piu’ che appetibili. Il caso piu’ clamoroso e’ quello di Brescia: per nove posti messi a concorso, non e’ stata presentata alcuna domanda. Stessa sorte per la procura di Pavia: tutti e tre i posti di sostituto da coprire sono rimasti senza richieste. E cosi’ e’ capitato a Bergamo e Lodi (2 per ogni ufficio le poltrone bandite e rimaste vuote), Mantova, Modena, Sondrio, Vigevano, Ravenna, solo per citarne alcune. ”Un fenomeno mai visto – dice il consigliere Mario Fresa, togato del Movimento per la giustizia – che e’ sintomatico di uno spostamento dei magistrati dalle procure agli uffici giudicanti e della mancanza di appetibilita’ delle funzioni requirenti in ogni parte d’Italia. In una prospettiva di separazione delle carriere e di un’azione penale discrezionale, evidentemente quella del pm non e’ piu’ una funzione ambita; insomma i magistrati non vogliono piu’ fare i pubblici ministeri”. E le conseguenze potrebbero essere pesanti: ”Visto il divieto di mandare gli uditori nelle procure, a breve termine si apriranno dei problemi gravissimi nella maggior parte degli uffici requirenti su tutto il territorio nazionale. Il che significa che non potranno essere perseguiti o comunque accertati in maniera adeguata i reati”. (ANSA).




