di Grazia Candido – E’ “l’ultimo romantico” rimasto legato al varietà, un genere complesso da portare da solo a teatro, ma dal quale non si vuole staccare perché “se vuoi davvero regalare un sorriso e un po’ di spensieratezza al pubblico, non puoi non fare uno spettacolo di arte varia che comprenda canzoni, recitazioni comiche, illusionismo, farse e tanto altro ancora”.
Parola dell’attore e caratterista Antonello Costa, uno degli artisti più originali e di talento del panorama comico italiano, protagonista il 22 Aprile al teatro “Francesco Cilea” del live show “C’è Costa per te”, terzultimo appuntamento della strepitosa stagione dell’Officina dell’Arte.
Ci sveli qualcosa sul tuo nuovo show?
“Lo spettacolo ha la consapevolezza di tantissimi anni di esperienza e di palco, è un insieme di pillole del buonumore. Ogni numero è un modo per far divertire il pubblico: userò 14 tecniche diverse per la comicità e sarà un varietà moderno dove ogni 7 minuti, cambierò linguaggio comico. Quello che faccio in scena, in Italia, non la fa più nessuno. Nel mio show c’è tutto: canto, ballo, ritmo, numeri mimati”.
Come è nata l’idea di mettere su questo varietà che possiamo dire, omaggia l’avanspettacolo di un tempo.
“Durante il Covid19, mi sono reso conto quanto sia importante ridere e, siccome questa pandemia ci ha tolto tanto, la gente oggi, sorride di meno. Mi sono chiesto cosa fa piangere il pubblico e ho pensato a “C’è posta per te” di Maria de Filippi. Ma se Maria prova a risolvere i problemi degli italiani con la sua trasmissione, io proverò ad aiutarli facendoli ridere. Da questa semplice intuizione del titolo, parte lo spettacolo, un excursus di vecchi e nuovi personaggi che, insieme alla soubrette Annalisa Costa e a tre bravissime ballerine, saliranno sul palco per stravolgere gli spettatori”.

Un punto di forza e di debolezza, sempre che ce ne sia uno, di questo live show?
“Il punto di forza è il pubblico che diventa protagonista dello spettacolo e paradossalmente, il punto di debolezza potrebbe essere lo stesso pubblico perché questa forma di show si plasma e si costruisce sul rapporto con gli spettatori”.
Oramai da anni, porti il varietà italiano che piace tanto a grandi e bambini ma, non tutti riescono a farlo. Perchè?
“In molti, mi chiamano maestro e mi dicono che vorrebbero fare quello che faccio io. Nell’avanspettacolo di un tempo, ci sono stati attori come Totò, Anna Magnani, Eduardo De Filippo, Aldo Fabrizi, Erminio Macario, Lino Banfi, tanto per citarne alcuni e invece oggi, se penso ad un nome, non me ne viene nessuno. Per fare uno spettacolo simile e vi assicuro che è molto faticoso, ci vuole talento e una preparazione adeguata per poter cantare, ballare, interpretare 10 dialetti diversi, rispettare tempi comici. Io ho messo anni e anni per arrivare a gestire due ore di spettacolo stando da solo in scena e ho fatto anche tantissimi errori che mi sono serviti per migliorare. Ancora oggi, dopo il terzo personaggio che faccio, sento il pubblico che dice: “Ma è sempre lui?”. Purtroppo, non c’è più la tradizione del varietà ed è un peccato. Però, nessun tipo di spettacolo può competere con un varietà fatto ad altissimi livelli. Il varietà è fantastico solo che, non lo fa più nessuno. Sono l’ultimo romantico”.

Torni a casa Oda e scommette su di te, nuovamente, Peppe Piromalli. Lo hai stregato?
“Secondo me, Peppe andrebbe internato per essere curato oppure aiutato ancora di più, dal pubblico, dalle Istituzioni perché come tutti quelli che fanno arte, ha una malattia che si chiama teatro. Piromalli è stimolante, ti invoglia a fare sempre di più e quando c’è amore, professionalità, rispetto, competenza, tutto riesce meglio. Al Sud, c’è meno riconoscenza, manca la capacità di capire quanto sia importante avere una rassegna per una città e per la sua comunità. Fare teatro, portare arte tra la gente, tra i giovani è cultura, aggrega, fa crescere ma, sono certo, che piano piano, si capirà il valore di chi come Peppe Piromalli, investe sulle stagioni artistiche”.
E a Reggio Calabria che vogliamo dire?
“Ai miei reggini dico che lo spettacolo è una cura dello stress, manda via i pensieri brutti e vi prometto che per due ore, non vi farò pensare se non a cose belle e divertenti. Poi, se non vi piace, Piromalli vi darà il doppio anzi no, il triplo del biglietto, così lo interniamo definitivamente”.






