“e vedrai come le genti mi guarderanno con occhi scintillanti di ammirazione, mi diranno grazie, mi chiameranno eroe, ognuno vorrà anche solo sfiorare la mia veste come fosse quella di un cristo, le femmine pregheranno per carezzare anche solo una ciocca dei miei capelli. Io ritornato dalla guerra in cui ho collezionato centinaia di scalpi, merito adesso una vita nuova, un cuore nuovo, due gambe nuove, quelle vecchie le ho perse maciullate dai carri nemici, io adesso merito la medaglia d’onore”.
Con questi pensieri mi recavo verso nord, dove il mattone lascia posto alla terra fine che poi diventa sabbia e che poi si fa deserto, al limitare dell’abitato vi è la bottega del falegname. Sulla porta vi è una bandiera colorata con disegnato un fucile spezzato, mi avvicino a Giuseppe e noto che al collo ha una nera cravatta alla Lavelliere, sfrontato e fiero gli dico “Falegname fammi due gambe nuove, quelle vecchie le ho perse in guerra”. Lui non risponde, quasi mi snobba, si gira e sorride indicando con la destra il suo tavolo da lavoro. Il mio cuore fa un salto, una luce dirompente lo attraversa, quasi mi sento mancare quando vedo tre croci, il falegname mi dice “la croce più grande è il trono del Re, adesso si, hai una vita nuova”.





