di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Partiamo dalla fine: cinque minuti di applausi scroscianti, tutti in piedi e un secondo sold-out per la Polis Cultura guidata dal direttore artistico Lillo Chilà.
Questo il risultato de “La Carmen”, opera-comique in quattro atti con Karina Demurova, Eduardo Sandoval, l’Orchestra Filarmonica della Calabria e il Coro Lirico Siciliano diretto dal maestro Francesco Costa, andata in scena ieri sera in un gremito teatro “Francesco Cilea”.
Un capolavoro che non perde mai il suo fascino, anzi col passare del tempo diventa sempre più irresistibile, nonostante il successo arrivò dopo la morte dell’autore Georges Bizet che non ebbe così modo di godersi la fama e gli onori che si meritava. Una delle opere più famose e amate al mondo, è tornata ad illuminare la massima culla dell’arte reggina dopo lo stop forzato lo scorso agosto a causa della pioggia sull’arena “Alberto Neri” e che impedì alla Polis Cultura di chiudere il rinomato festival “Catonateatro”.
La Carmen riproposta magistralmente dai bravissimi interpreti, già dal primo atto, è molto convincente dal punto di vista scenico e vocale ma a renderla ancora più incisiva, sono i costumi che rendono appieno la sensualità della “femme fatale” che incanta tutti gli spettatori anche quelli collocati nel loggione del teatro.

La mezzosoprano Karina Demurova, anima libera e sensuale, è una cantante-attrice pienamente padrona della scena, che riesce a tenere le redini dell’opera fino alla fine.
In quella musica trionfale di una ouverture che è uno sciame di flauti, tromboni, fagotti, grancasse, timpani e nacchere, c’è il senso ineluttabile del fato e la passione-patimento di Carmen.
Perfetti il Coro e l’Orchestra grazie alla direzione del maestro Filippo Arlia che conduce tutti i musicisti in una versione tradizionale e gradevole del capolavoro di Bizet.

E’ difficile distogliere lo sguardo da una scena piena di eccellenti artisti internazionali, ricca di pathos e marcata dalla regia intelligente e molto piacevole di Enrico Stinchelli che nulla toglie alla storia di Carmen. E poi, la spettacolarità e la grandiosità dell’apertura del quarto atto, con un allestimento che, visivamente, non ha niente da invidiare ai kolossal super-tradizionalisti dei tempi passati.

Il tempo scorre veloce grazie ad una musica sublime in ogni momento e ad un’interpretazione, specialmente della protagonista che indossa comodamente i panni di un personaggio complesso e particolare, da vero teatro.
La grande macchina operistica trasporta il pubblico del teatro “Cilea” in un universo autonomo che si integra perfettamente con lo spazio circostante riempito da ogni interprete che valorizza il luogo senza soccombere mai il peso della storia. E alla fine, la standing ovation è d’obbligo.







