L’arrivo dei medici cubani in Calabria sta facendo discutere a livello nazionale. L’idea che nel sistema sanitario nazionale possa necessario arruolare professionisti provenienti da oltre oceano sembra quasi paragonare la regione al Terzo Mondo. E i più critici diranno che un po’ ci assomiglia.
Tuttavia, Occhiuto vuole combattere esattamente perché un pensiero del genere non si faccia strada. Anche, eventualmente, puntando sui medici cubani.
Quelli italiani non hanno molta intenzione di lavorare in Calabria, neanche quelli che risiedono fuori e che magari ci sono nati.
«Qui – ha spiegato – abbiamo fatto e stiamo facendo concorsi per assunzioni a tempo indeterminato, ma non troviamo gli specialisti che servono. Evidentemente il sistema sanitario calabrese è poco attrattivo e il turnover non è stato garantito dal numero chiuso all’Università. In più molti medici ospedalieri si dimettono»..
E sul perché, a suo avviso, arrivino queste dimissioni il governatore ha parlato chiaro: «Per una stortura del sistema. Si dimettono perchè trovano più conveniente andare a lavorare nelle cooperative che forniscono medici a gettone. Qui in Calabria un medico a gettone prende 150 euro all’ora. Un medico così può arrivare a costare fino a 50 mila euro al mese e non ce lo possiamo permettere».
«Noi – ha proseguito – abbiamo utilizzato un varco normativo, quello dell’emergenza Covid, che non prevede l’iscrizione all’Ordine dei medici. Ma, al di là di questo, io ho avuto l’impressione di aver toccato qualche interesse. Se andiamo a guardare i fatturati che stanno sviluppando queste cooperative a gettone forse capiamo perché. Preferisco pensare che questo nostro modello potrebbe essere adottato da altre Regioni in difficoltà come noi».





