(askanews) – Nel processo per la presenza delle cosche di ‘Ndrangheta nel litorale del Lazio, tra Anzio e Nettuno, la Regione si è costituita parte civile. Sotto accusa ci sono oltre 60 persone. La Direzione distrettuale antimafia contesta, a seconda delle singole posizione, anche il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il giudice dell’udienza preliminare ha accolto le istanze anche dell’associazione nazionale per la lotta contro le illegalità e le mafie ‘Antonino Caponnetto’ e dell’associazione ‘Asso Vittime-Criminalità’.
Le indagini dei carabinieri, che sfociarono negli arresti del 17 febbraio scorso, hanno identificato due distinti gruppi criminali, distaccamenti delle ‘ndrine di Santa Cristina d’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria e di Guardavalle in provincia di Catanzaro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti i clan puntavano a dominare le diverse località del litorale coinvolte per favorire l’importazione di grossi carichi di cocaina dal Sud America. La grande liquidità di denaro ha permesso – sempre per i pubblici ministeri – l’infiltrazione nelle amministrazioni locali ed in diverse attività economiche, da quello ittico alla gestione e smaltimento dei rifiuti.






