• Reggio Calabria: né morta, né viva. Solo Madonna e Reggina?

    di Raffaele Mortelliti – 
    Bampuglie e imbambolati.
    Reggio non è né morta né viva. Reggio è in coma. Immobile. Ferma. Reggio è come i reggini. Lì. Ad attendere. Una comunità di approssimativi. Di affidati alla Madonna. Una comunità che non ha simboli di appartenenza. Reggina e Quadro Sacro esclusi neanche le frittole e i satizzi riescono ad essere coadiuvanti. Nessun amor proprio, nessuna voglia di mettersi in gioco.
    Nulla. Sguardo nel nulla e stato confusionale. Da sempre. Certo, qualche mago del soldo pubblico o degli incartamenti riesce a galleggiare, magari nuota, forse naviga, ma nella sostanza pratica onanismo di periferia o sposta banconote dove tenta di seminare i segugi. Tutti uguali. Ricchi e poveri. Angeli e diavoli. Agli stessi tavoli. Sotto gli stessi ombrelloni. Nessun senso di colpa. Nessuna responsabilità. Solo il costante tentativo di accumulare crediti vitali in danno di chi più attento alle regole imbambolato subisce.
    Esatto. Una comunità di imbambolati. Fermi. Attoniti. Immobili. Un principio del fattelo bastare che si incastra con un meglio che niente e che regala una cifra esistenziale da primati. Intesi come quelli da cui discendiamo ovviamente. Reggio non è morta. E non è viva. Reggio è Reggio. Unica. Sul pianeta. Una città in cui tutti sanno fare tutto. Ma lo sanno fare domani. O la prossima volta. O mai. Chi lo sa fare oggi e lo fa, lo fa da un’altra parte. A condizioni peggiori magari. Ma meglio così. Perché per Reggio basta il meno possibile. E siamo così convinti che basti il meno possibile che siamo riusciti a convincere tutti. Stato compreso.
    Uno Stato per cui in questa città meno c’è meglio è. Ed è vero che meglio è. Perché più c’è più più si arraffa. Risultati sul campo zero. Da sempre. Bampuglie escluse. Ecco la città delle bampuglie e degli imbambolati. Una visione romantica di una cittadina stupenda sdraiata al sole sullo stretto di Messina. Un luogo in cui scegliere di trascorrere l’intera vita dovrebbe essere nelle fantasie di ogni esemplare umano di questo pianeta. Un luogo in cui basterebbe con sana coscienza organizzarsi. Svegliarsi la mattina e rimboccarsi le maniche. Chiedersi poche cose e farle. Farle. Assieme. Con mira. Con visione. Con semplice capacità di gestione. Con logica di appartenenza.
    Reggio non è morta e non è viva. Reggio è come i reggini. Viva per se e morta per il prossimo. Un coma dal quale sarà difficile uscire. Ma dal quale bisogna venir fuori. Ognuno di noi sa come. Ma non lo dice. Almeno oggi. Forse lo dirà domani. Forse mai.