• Reggio Calabria – “No alla nuova Piazza De Nava”, la lettera inviata al Ministro della Cultura

    Lettera aperta della Fondazione Mediterranea e del Comitato Civico Piazza De Nava al Ministro della Cultura, dott. Gennaro Sangiuliano, sul progetto di “demolizione” (*) della storica e centralissima Piazza De Nava in Reggio Calabria per edificarvi al suo posto uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre ed eventi folkloristici” (*) I termini virgolettati sono quelli usati dal progettista interno alla Soprintendenza reggina.

    Ill.imo Sig. Ministro, le scriventi organizzazioni di Reggio Calabria, Fondazione Mediterranea e Comitato Civico per la tutela e valorizzazione di piazza De Nava, anche recependo l’orientamento sul tema di altre strutture associative locali e nazionali (Fai, Legambiente, Italia Nostra, ecc) oltre che di quella comunemente definita come società civile, conoscendo la sua sensibilità verso i temi della salvaguardia paesaggistica e architettonica, si permettono di disturbarla per una questione che a loro avviso, pur geograficamente periferica, è centrale per gli interessi di un Paese “antico”, come l’Italia, e per un Ministero, come il suo, che l’antichità intende tutelare e proteggere per una sua ottimale fruizione anche attraverso interventi di restauro e riqualificazione.

    Questa premessa è d’obbligo perché a Reggio Calabria dalla Soprintendenza è stato programmato un intervento che, impropriamente definito come di “restauro e riqualificazione”, nella realtà è di “demolizione” della storica e centralissima Piazza De Nava per edificarvi al suo posto uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre ed eventi folkloristici”.

    PIAZZA DE NAVA IERI E OGGI

    L’antico di cui si parla, nella città di Reggio, non è solo quello relativo alle vestigia dei suoi antichi fasti greci e romani ma, avendo subito nel 1783 e poi ancor più nel 1908 devastanti terremoti che ne hanno stravolto la struttura primaria, è anche quello della sua ricostruzione in stile liberty e razionalista della prima metà del trascorso secolo, basato sullo schema urbanistico illuminista di fine Settecento.

    Le sue strade e le sue piazze del centro, come quella intitolata a Giuseppe De Nava, che della seconda ricostruzione fu uno dei principali mallevadori insieme all’allora

    sindaco on. Giuseppe Valentino, rappresentano un unicum urbanistico che, pur in parte devastato dalla speculazione edilizia degli anni Sessanta e dall’inettitudine amministrativa di una classe politica non all’altezza dei suoi compiti, mantiene comunque una sua coerenza ed eleganza.

    La citata piazza De Nava, antistante al Museo Archeologico Nazionale del Piacentini e chiusa alle spalle da un coevo palazzo di Camillo Autore, è stata concepita nel Ventennio con una sua esemplare razionalità a raccordo tra i palazzi e le strade con il loro caratteristico basolato lavico. Il tutto costituisce un insieme coerente e concluso che ne fa un salotto cittadino, per come anche elogiato nel 1936 dallo scultore Francesco Jerace, autore della statua a De Nava che vi troneggia.

    Nella piazza confluiscono tre stili architettonici: l’Umbertino, dell’impianto classico ottocentesco; il Liberty, del basamento della statua; il Razionalista, della cintura che delimita l’area. Quest’ultimo motivo architettonico, tipico della ricostruzione reggina nel Ventennio, lo si ritrova a poche centinaia di metri sul sagrato della Chiesa di San Giorgio e a piazza del Popolo, ex Federazione, oltre che in Provincia, come nella pineta di Gambarie.

    IL PROGETTO DI DEMOLIZIONE

    In progetto nasce in seno alla Soprintendenza reggina, che definisce l’intervento “Piazza De Nava – Restauro e riqualificazione per l’integrazione tra in Museo Archeologico Nazionale e il contesto urbano”, spacciando per restauro un intervento demolitivo che della struttura originaria della piazza non lascia assolutamente nulla, radendo a zero e spianando tutto ad eccezione della statua del De Nava (che in alcuni rendering appare peraltro mutilata della parte liberty del basamento). Il risultato finale dovrebbe essere un “non-luogo” alla Marc Augé: uno “spazio ampio” in cui tenere “mostre ed eventi folkloristici”.

    Il progetto, oltre a essere debolissimo dal punto di vista culturale ed estetico, lo è anche da quello operativo: è risaputo che nel sottosuolo della piazza, poche decine di centimetri al di sotto del piano di calpestio, sono presenti tombe di epoca ellenistica, la cui presenza è documentata. Visto che il progetto prevede la creazione di una fontana a zampilli di fronte l’entrata del Museo e un palo d’illuminazione alto una ventina di metri, va da sé che si dovrebbero fare scavi incompatibili con le citate presenze.

    IL RUOLO DELLA SOPRINTENDENZA

    Un’articolazione periferica dello Stato, o meglio alcuni funzionari al suo interno, tradisce in maniera plateale la sua mission di protezione e tutela demolendo una storica e centralissima piazza cittadina in offesa alla storia cittadina, alla memoria

    collettiva e all’identità dei luoghi. La Soprintendenza, pur non esistendo un solo testo di architettura e urbanistica che avalli un simile concetto di restauro: 1) rintraccia la fonte di finanziamento; 2) elabora il progetto; 3) rimuove i vincoli paesaggistici e ambientali; 4) segue l’iter progettuale; 5) esprime la direzione dei lavori. Tutto senza che nessuno possa intervenire.

    IL RUOLO DELLA POLITICA

    La politica reggina, con voto unanime del Consiglio Comunale del 31 gennaio del 2022, si è espressa a favore di un rinvio dell’apertura del cantiere per dar modo di ascoltare associazioni cittadine ed eventualmente operare alcune modifiche progettuali che salvaguardino la storia cittadina e l’identità dei luoghi. Ma il sindaco f.f. non ha dato seguito ai deliberati, probabilmente condizionato dagli indirizzi datigli dal Sindaco sospeso per la legge Severino (condannato anche in appello per abuso d’ufficio), favorevole alla demolizione della piazza.

    Il ministro Franceschini, investito del problema, non si è voluto esprimere (non si vuole credere per solidarietà di partito col sindaco sospeso), affidando alla Segreteria regionale il compito di rispondere alle nostre obiezioni. Ma il progetto era stato avallato e fatto proprio dalla Segreteria Regionale del Ministero: questa come avrebbe potuto essere oggettiva nel valutare il proprio operato?

    Più volte richiesta, un’interlocuzione tra la cittadinanza e la Soprintendenza è stata sempre negata, sì che si è concretizzato un vulnus democratico di grandi proporzioni: un esiguo gruppo di persone (il Sindaco sospeso, il Sindaco f. f., il progettista, il Soprintendente, il Segretario regionale del Ministero, una docente universitaria in pensione), affermando di “avere le carte a posto”, in oscure stanze ha deciso il destino urbanistico della città e alla cittadinanza non ha dato possibilità alcuna di intervento (sulla questione è tuttora aperto un procedimento penale)

    COSA SI CHIEDE

    Ill.imo Sig. Ministro, illustrata sinteticamente la questione (i dovuti approfondimenti sono negli allegati alla presente lettera aperta), si chiede un suo autorevole intervento per operare una pausa di riflessione che consenta, analizzato con più attenzione il progetto e sentita sul tema la cittadinanza, di porrele modifiche progettuali necessarie e sufficienti al rispetto della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi.

    Vincenzo Vitale – Presidente Fondazione Mediterranea