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    Reggio Calabria – Pericle e Temistocle: strateghi e lottatori

    Nell’ambito delle manifestazioni per il Cinquantenario dal ritrovamento dei Bronzi di Riace avvenuto il 16 agosto 1972, l’Associazione Atleti Olimpici ed Azzurri d’Italia ha invitato il prof. Riccardo Partinico presso il Centro Sportivo “Matteo Pellicone” di Reggio Calabria, per presentare i suoi recenti studi sui Bronzi di Riace in una conferenza dal titolo: “Pericle e Temistocle: strateghi e lottatori”.

    Alessandra Benedetto, Presidente della Sezione reggina dell’ANAOAI ha portato i saluti della Presidente Nazionale Novella Calligaris, l’indimenticabile atleta olimpionica che tanto ha dato all’Italia nella disciplina del nuoto, impegnata adesso con l’ANAOAI anche in campo culturale e poi ha presentato Riccardo Partinico, l’unico studioso che sin dall’anno 2004 ha analizzato dal punto di vista anatomico i corpi delle due statue rilevando alterazioni scheletriche, caratteristiche muscolari, particolari anatomici e somatometrici che gli hanno consentito di affermare che esse rappresentano persone realmente vissute e non personaggi mitologici, quali per esempio Eteocle e Polinice, oppure, Eretteo ed Eumolpo e neanche Anfiarao e Tideo.
    “Statua B”: piede greco, V dito dei piedi varo, pianta dei piedi allargata, arco plantare ridotto, scoliosi dorso/lombare, rettilineizzazione delle vertebre cervicali, cranio dolicocefalo.

    “Statua A”: piede greco, iperlordosi lombare, progenismo mandibolare, cranio mesocefalo. La muscolatura scheletrica di entrambi i personaggi raffigurati dalle statue è adattata alla capacità fisica forza/resistente tipica degli sport di combattimento. La “Statua B” presenta in entrambe le orecchie i caratteristici otoematomi da strappo che si manifestano negli atleti che praticano lotta, pancrazio e judo e la muscolatura dei suoi arti inferiori, per l’ipertrofia degli adduttori, dei glutei e dei polpacci, è compatibile con chi va a cavallo. Da ricordare che nell’antica Grecia i militari praticavano Lotta e Pancrazio e che ogni quattro anni si interrompevano le guerre e si svolgevano le Olimpiadi. Nell’età di Pericle, dal 460 al 429 a.C. periodo in cui sono state realizzate le due statue si svolsero le Olimpiadi nelle discipline dello Stadio, della Corsa degli Opliti, del Pentathlon, della Lotta, del Pancrazio e di altre discipline.
    Le ricerche del prof. Partinico hanno avuto l’epilogo nell’agosto del 2021 quando il docente ha confrontato i suoi studi anatomici, in particolare la forma della testa della “Statua B” con le fonti storiche, tramandate dai Commediografi Cratino, Erodoto ed Eupoli, scritte da Plutarco in “Vite Parallele”. Nella comparazione coincideva il fatto che la “Statua B”, realizzata nel 430 a.C. nell’area circoscritta tra Atene, Corinto ed Argo, presentasse il cranio dolicocefalo (allungato in senso antero/posteriore) e che anche Pericle, il famoso Stratega Ateniese vissuto nello stesso periodo e nello stesso luogo dal 495 al 429 a.C., avesse il cranio dolicocefalo ed era soprannominato “Testa di cipolla marina” (Schinocefalo) e che le sue statue -scrive Plutarco- erano state realizzate con l’elmo per nascondere la deformazione della testa. Nella particolareggiata storia greca del V sec. a.C. nessun altro personaggio eroico è stato ricordato per avere tale alterazione anatomica. Altri indizi che conducono a Pericle sono le somiglianze fisionomiche della “Statua B” con il volto del busto di Pericle custodito presso i Musei Vaticani. Entrambi i volti presentano la decontrazione dei muscoli mimici ed un’espressione imperturbabile caratteristica di Pericle e conosciuta attraverso gli scritti del filosofo Protagora.
    Il volto della ”Statua A” realizzata nel 460 a.C., invece, presenta somiglianze fisionomiche con il volto di Temistocle raffigurato su una moneta del V sec. a.C. e con il volto di un busto custodito presso i Musei Vaticani, copia di un originale greco del V sec. a.C..
    Per quanto riguarda l’ipotesi relativa ai “fratricidi” Eteocle e Polinice, che non ha mai avuto contraddittorio ed è stata molto sponsorizzata dal Museo di Reggio Calabria, sono gli stessi dati scientifici forniti dal Ministero per i Beni Culturali a smentirla.
    Le due opere realizzate a trent’anni di distanza l’una dall’altra, con tecniche e materiali diversi, manodopera e stile artistico differenti (Severo e Classico), percentuali diverse della composizione del bronzo, argilla interna proveniente da due microambienti differenti, non possono assolutamente far parte della stessa scena artistica. E neanche le due statue possono provenire da Roma per raggiungere Costantinopoli prima di naufragare a Riace. Infatti, il piombo di cui erano composti i tenoni che fuoriuscivano dalla pianta dei piedi e mantenevano le due statue su un basamento, è delle miniere di Laurion, a 50 chilometri a sud di Atene. Tale dato scientifico fa dedurre che le due statue erano esposte in Grecia nello stesso luogo ed il fatto che solo un tenone della “Statua A” sia presente fa capire anche che l’opera d’Arte fu strappata dal basamento e non estratta con cura, probabilmente durante il saccheggio di Atene ad opera dei Romani.