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Reggio Calabria – L’energia e la dolcezza di Irene Grandi travolge Catonateatro

20 Agosto 2022
in In evidenza, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Reggio Calabria – L’energia e la dolcezza di Irene Grandi travolge Catonateatro

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – Un’energia coinvolgente, un mix di sonorità e melodie che donano al pubblico, quell’abbraccio tenero ma vigoroso di una “mamma” dei generi musicali moderni.
Tutto questo è “Io in blues”, l’incredibile live della cantautrice toscana Irene Grandi che, ieri sera all’arena “Neri” di Catonateatro, riparte dalle sue origini, da quel blues con il quale è cresciuta, facendo un grande atto d’amore ad alcuni artisti internazionali e italiani che lo hanno reso immortale.

“In questo tempo sospeso, dopo il brutto periodo che abbiamo passato a causa del Covid, ho ritrovato l’ispirazione tornando alle radici – afferma Irene qualche minuto prima di salire sul palco -. Il blues è dentro di me, mi emoziona sempre ed è stato importante per la mia formazione artistica e vocale. Con questo concerto, insieme alla mia band, ricordo da dove vengo, da dove è iniziato tutto, sperando di ritrovare anche io un maggiore radicamento e una nuova forza per reagire a ciò che, purtroppo, in questo mondo non va”.

E come dice la Grandi, è un “concerto di formazione” perché racconta la genesi dell’artista, il suo colore di voce, quel percorso intenso caratterizzato anche di importanti collaborazioni con autori che l’hanno fatta diventare la straordinaria interprete che è oggi.
Una scaletta intensa scolpita da brani di Etta James, Otis Redding, Willie Dixon, Tracy Chapman, Sade e ancora, Pino Daniele, Lucio Battisti, Mina, solo alcuni dei tanti artisti a cui Irene fa un omaggio carico di emozioni e ricordi.
Canzoni senza tempo, come “Se mi vuoi”, bellissimo componimento scritto da Pino Daniele e cantato nel 1995 in duetto con la stessa artista che ripropone con un’intensità, una dolcezza infinita perché nemmeno la morte, la separazione fisica può togliere all’uomo l’immenso amore lasciatoci dal cantautore napoletano.
Un viaggio melodico, fatto di testi, di vere poesie che attraversano un arco temporale che va dagli anni ’60 fino ai ’90, canzoni che sono blues nell’anima e nell’ispirazione ma anche, brani di Irene, riarrangiati in chiave rock-blues grazie all‘organo Hammond.
E’ un percorso studiato nei minimi dettagli, lo rivela l’artista quando ripropone Lucio Battisti, non nascondendo di “averlo studiato accuratamente con i suoi musicisti (Max Frignani, Piero Spitelli, Fabrizio Morganti e Pippo Guarnera), per cogliere quella fantasia dell’autore piena di colpi di scena e, ogni cambiamento della sua musica, era un cambiamento della scrittura”.
Quella riconnessione alle sue radici, forte di una solida esperienza artistica, impone la libertà creativa di Irene che, tingendo il palco con i colori del genere musicale, non si risparmia un attimo rappresentando il blues con la voce e con il corpo.

Il live è travolgente, emozionante, divertente, energetico e con le sue celebri canzoni “La tua ragazza sempre”, “Bum Bum” e “Lasciala andare” sprona gli spettatori a “lasciare andare le cose, tanto nella vita, va tutto come deve andare. Dobbiamo permettere alle cose di maturare, non dobbiamo avere fretta, non possiamo vivere questa esistenza con la paura di non riuscire ad arrivare all’obiettivo. Ogni cosa ci mette del tempo per maturare e questo, lo devono capire anche le nuove generazioni – afferma Irene -. La vita ti aiuta a sapere aspettare quel momento. Lasciamoci andare alla fantasia della vita, alla sua bellezza, alla creatività, seguiamo la luce e qualcosa troveremo”.
Il pubblico è in piedi, non vuole assolutamente mettere fine ad uno spettacolo che, per qualche ora, non ha fatto sentire il silenzio che c’è fuori le nostre esistenze, ha parlato ai cuori di giovani e adulti invitandoli a non avere paura, a lottare per una società più uguale e più giusta, ad ascoltare il linguaggio della musica, una delle tre vie per le quali l’anima ritorna al Cielo.
E non sbaglia Irene quando rimarca che “il bello dei concerti è viverli insieme” perché è la musica che trasforma in poesia anche la vita più dura.

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