Nella Sala San Giorgio della chiesa degli artisti di Reggio Calabria, promossa dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria si è tenuta la conferenza “All’alba della medicina monastica”. Hanno introdotto l’incontro gli interventi di don Nuccio Cannizzaro, parroco della chiesa di San Giorgio al Corso, Tempio della Vittoria e Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria. Relatore della conferenza è stato il prof. dott. Alfredo Focà, ordinario di microbiologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro. Il prof. Focà, cultore di Storia della Medicina Calabrese, ha pubblicato numerosi libri, articoli e saggi ed ha tenuto numerose conferenze su medici e medicina in Calabria. Nella sua lunga e articolata conferenza il prof. Alfredo Focà ha sottolineato come la cultura dei libri si è sviluppata all’interno dei monasteri e dei cenobi cui hanno dato vita alcuni dei più grandi uomini del passato e tra questi primeggiano incontrastati Cassiodoro e San Benedetto da Norcia. Con delle differenze sostanziali: nella Regola di San Benedetto è unico e prevalente l’elemento religioso, quindi scuola a servizio di Dio. In Cassiodoro prevale la cultura del sacro e del profano con prevalenza della medicina e della farmacologia. Cassiodoro concretizza una fusione tra monachesimo e cultura romano-cristiana, in cui l’esperienza cenobitica si configura come una sorta di monachesimo istruito, sulla base dell’alternarsi della quotidiana attività di copia di manoscritti, di traduzione di opere dal greco, di stesura di nuovi trattati e della pratica medica caritatevole. Per i monaci dediti preferibilmente al lavoro manuale e alla pratica della medicina egli crea un orto per la coltivazione delle piante officinali (erba mediche) che i monaci realizzano studiando sui libri di Dioscoride per la botanica medicinale e Celio Aureliano per la pratica della medicina. Nel 554, Cassiodoro ritorna a Squillace con un carico di libri proveniente da Costantinopoli e da Ravenna e fonda due monasteri e dà vita ad un luogo di riflessione e preghiera votato alla trascrizione, alla traduzione ed alla custodia dei libri. Alimentando, così, la scuola degli amanuensi con lo scopo di divulgare le opere sacre e profane degli antichi.






