• Home / In evidenza / Reggio Calabria – L’incredibile viaggio su Marte di Capitano Calabrese che scuote e dona speranza per un mondo migliore

    Reggio Calabria – L’incredibile viaggio su Marte di Capitano Calabrese che scuote e dona speranza per un mondo migliore

    di Grazia Candido – Ci sono persone che quando smettono di stupirci, smettono di interessarci. Non è così per quanto riguarda l’attore Gennaro Calabrese che, nel suo one man show “Un Calabrese su Marte”, in scena ieri sera al teatro “Francesco Cilea”, per la regia di Antonello Costa e la collaborazione autoriale di Gianluca Irti e Alen Palomba, (appuntamento inserito nella rinomata kermesse dell’Officina dell’Arte di Peppe Piromalli), ha di nuovo dimostrato che di tutte le meraviglie della natura, la più sorprendente è l’uomo essenziale nel processo della creatività.

    La creatività e l’originalità che il vulcanico Calabrese spiattella in ogni suo spettacolo catapultando il pubblico, per quasi due ore, su un altro pianeta. A bordo della navicella Cipollo11 costruita nei laboratori di Tropea, il “Comandante” Calabrese prova a garantire su Marte la continuità della razza umana e, per farlo, coinvolge una serie di personaggi, tantissimi (sono più di 40) del mondo dello spettacolo, della televisione, dello sport, della politica scomodando perfino il Santo Padre.

    In un repentino cambio di abiti, parrucche e voci, Gennaro passa da Enrico Mentana che apre il “viaggio della speranza con un biglietto di solo andata, un biglietto carissimo ma meno caro di quello del traghetto Villa San Giovanni-Messina”, ad Ignazio La Russa, al CT Roberto Mancini con il quale si segue il lancio della navicella, al presidente Sergio Mattarella, al responsabile di bordo Cristiano Malgioglio, all’accompagnatore serale Giuseppe Conte, a Maurizio Costanzo, Maria De Filippi, Alessandro Borghese e tanti altri big che entrano ed escono dalla scena mostrando le doti canore e recitative di un poliedrico artista che ha proposto una satira intelligente e mai banale.

    Gennaro è cresciuto molto artisticamente in questi anni e la dimostrazione è che pur essendo solo sul palco, riesce a “mangiarselo” in un boccone senza aver bisogno di un corpo di ballo, di una spalla o di artifizi che possano in qualche maniera aiutarlo.
    A lui basta la sua voce e la sua possente presenza scenica a creare le giuste atmosfere dell’amata terra che però, avendo tante buone menti, per salvarle deve farle andare sul pianeta Rosso magari colonizzandolo.
    E’ un viaggio divertente che piace assai al pubblico reggino e lo dimostra con continui applausi a sipario aperto soprattutto quando, il Comandante Gennaro Calabrese “con un nome diversamente nordico”, parla della colonizzazione dei calabresi a Roma, Milano, Torino, quei “calabresi che partono con le macchine piene di sogni, speranze e suppezzata”.

    La Cipollo11 sta per uscire dal Pianeta e questo sarà visibile ancora per poco ma Gennaro non può non mostrare la sua bellezza: “Quando avete visto il pianeta Terra così bello? – domanda il Comandante -. Io durante il lockdown perché rimanevo a casa e in televisione vedevo mari puliti, cieli puliti, strade pulite. Vuoi vedere che il pianeta Terra è bello perché noi non ci siamo? E invece, ci siamo e, adesso, andiamo sul nuovo ad insediare la civiltà umana magari, non ripetendo gli errori del passato. Su questo siamo bravi noi esseri umani, facciamo tesoro dell’esperienza. Quando abbiamo sganciato la bomba su Hiroshima, abbiamo detto mai più guerre e invece, oppure quando abbiamo ucciso ai tempi delle Crociate abbiamo detto: basta, mai più guerre in nome di Dio e invece! O quando ci siamo vergognati delle leggi razziali, dei campi di sterminio, abbiamo detto: basta, mai più discriminazione, ma più razzismo e invece! Ma adesso, ce ne andiamo qui su Marte e chissà, se riusciremo a portare umanità o se invece..”.
    Sulle note di “What a wonderful love”, il mattatore Calabrese invita gli spettatori alla scoperta del piacere della vita esaltandone la bellezza del mondo in cui viviamo, ad accettare la diversità tra popoli e, dopo aver fatto un respiro profondo, dobbiamo renderci conto di dove si vive e quanto è meraviglioso ciò che abbiamo.
    Quel monologo così raffinato non può che toccare le coscienze di chi ascolta e gli applausi premiano un nostro “cavallo di razza” che si inchina per un minuto di fronte al suo pubblico ma, chi ha avuto il piacere di assistere allo  spettacolo di Calabrese deve chinare la testa a lui come segno di gratitudine a quella naturale gentilezza di un artista che ha, volutamente, scelto di non abbandonare la Terra, la sua amata città e di trascinare nei suoi viaggi fantastici la sua gente.
    E poi, sorride sornione Capitano Calabrese: “Se Marte fosse stato un Paese bello e abitabile e da mò che noi calabresi lo avremmo colonizzato e invece..!”.