Successo per la mostra “I DON’T LOVE YOU” a cura dell’ artista internazionale
LBS (alias di Bruno Salvatore Latella), inaugurata sabato 12 febbraio 2022, nella
sede dall’associazione INTERZONE APS/ETS .
La mostra ha visto partecipe una moltitudine di persone, dai più giovani fino ad
arrivare ai più anziani.
Si ringrazia per la collaborazione curatoriale il fiorentino Stefano Giraldi e il
reggino Remo Malice.
La mostra, con lo scopo di “festeggiare” sotto veste anticonvenzionale la festa degli
innamorati: San Valentino, ha visto la partecipazione artistica di artisti di fama
internazionale quali Sergio Staino, Lido Contemori e Dino Aloi, ed artisti emergenti
provenienti da varie parti d’Italia, tra cui studenti dell’Accademia di Belle Arti di
Reggio Calabria.
La mostra terrà aperta fino al 19 febbraio, dalle 18:00 alle 22:00, esclusa domenica
13/02/2022.
Qui di seguito i nomi degli artisti partecipanti:
Sergio Staino, Dino Aloi, Lido Contemori, Fabio Gagliardi, Francesco Dabbico,
Agostino Rampino, Riccardo Grande e Giusy Telli, Carmelo Ventura, Jasmine Iannì,
Romana Azzarà, Gabriella Iaria, Davide Pellicanò, Angelica Tripodi, Francesco
Priolo, Daniele Mircuda, Miriam Tuccia, Gianmarco Spadaro (in arte Glauco).
Concept della mostra:
“Chi nella vita non ha mai avuto una pena d’amore? Penso tutti! O da ragazzini, da
adolescenti o da adulti, tutti hanno avuto, almeno una volta il “Cuore Infranto” da
una pena d’amore. Il Poeta latino Ovidio (1° Secolo) scrisse un manualetto brioso e
umoristico di come rimediare alle sofferenze d’amore, lui che ebbe diversi amori e
ben tre mogli, aveva certamente esperienza su questo tema. La Mostra, qui
rappresentata, riprende l’idea del manualetto di Ovidio “Rimedi contro l’Amore” e
con Artisti Contemporanei, giocano con l’Amore e le sofferenze del cuore con
Umorismo, e non solo, a denti stretti, riconoscendosi a loro volta vittime del cuore”.
Commento critico:
Quello dell’amore è un precario equilibrio di attese: la
mostra “I DON’T LOVE YOU” ne racconta l’infrangersi,
lasciando spazio a una delusione che è già scritta nel
concetto stesso di amore. Ricordandoci che “amare” e
“consumare” non possono essere sinonimi, le opere
esposte esprimono azione e reazione della sofferenza
romantica. Invito tutti a visitare questa mostra con la
consapevolezza che, nella loro dolcezza e ipocrisia, l’arte
e l’amore sono quanto di più umano possa esistere.
CRITICO D’ARTE
ALBERTO VILLA






