di Grazia Candido (foto Gianni Siclari) – Un viaggio di emozioni in una Napoli cantata e raccontata con quei dialoghi grotteschi, capaci di stemperare, per qualche istante, la tensione della drammaticità della storia.
Una descrizione perfetta ricostruita dall’attrice campana Ester Botta, protagonista ieri sera al cine teatro “Il Metropolitano” del recital “Rispetto – Anema e core”, scritto a quattro mani insieme al collega e direttore artistico del teatro “Nuovo Sala Gassman” di Civitavecchia Enrico Maria Falcone che cura anche la regia ed altro importante appuntamento della kermesse dell’Officina dell’Arte.
Autori, poeti, cantanti e scrittori rivivono per più di un’ora, su quel palcoscenico illuminato dalla bellezza e dal carisma di un’artista che ha saputo toccare le corde dei cuori degli spettatori vincendo una sfida difficile ma, con rispetto e in punta di piedi, è riuscita ad entrare nella vita di artisti indimenticabili che hanno saputo svelare il vero volto di Napoli.

Ester, pur essendo sola in scena, riesce a coinvolgere il pubblico in quel flusso di pensieri cogliendo ogni sfumatura dei personaggi narrati e in quei quartieri e nascondigli dove si incontrano gli innamorati sulle note della città di Pulcinella, mostra una Napoli vissuta con amore ed un filo di preoccupazione, ma che guarda in alto, con orgoglio e dignità.
La protagonista mette a nudo la sua vita che “è come una finestra aperta dove entra luce, sole” e “quel camerino è la sua casa”, su quel palco non ha regole ma sta attenta a tutto: ai respiri, agli sguardi, ai suoni.
E’ il teatro che ad Ester e ai suoi amati personaggi, come Filumena Marturano, “il suo più grande amore”, ha insegnato le parole più belle.

Tra racconti di una Napoli caratterizzata da quella forza poetica della gente, del mare, delle sue musiche, l’attrice si lascia andare in quelle canzoni “Te voglio bene assaje”, “Napule è”, “Anema e core” che “qui nascono tutte intonate e come diceva Sant’Agostino: “chi canta prega due volte” e qui le canzone sono come preghiere, qui le canzoni hanno la riconoscibilità della riconoscenza. Tutto il mondo canta questa musica dolce”.
In quel racconto serrato e pieno di pathos, la travolgente Botta non nasconde una triste verità: molti vorrebbero fuggire da questa città ma ti resta addosso l’odore del mangiare, il suo calore, la sua genuinità. E’ come la “Malafemmena” di Totò, una donna che rappresenta una passione struggente, che provoca, a volte, una sofferenza indescrivibile ma che attira sempre l’uomo che non la può dimenticare.
“Femmena, tu si ‘a cchiù bella femmena, te voglio bene e t’odio, nun te pozzo scurdà”.

Su quella “Scalinatella”, lunga e stretta, quasi sospesa in aria, la vulcanica attrice prova a tornare indietro nel tempo e a rivivere “solo i momenti belli perché la vita è fatta solo di momenti e non di perdere l’oggi”.
Ma poi, perentoria, ribadisce che “ci vuole rispetto per tutto anche quando ti ritrovi ad essere attrice”.
Il rispetto è sincerità, coerenza, lealtà, è il saper guardare gli altri come guarderesti te stesso, è umiltà, è accettazione di un passato che non c’è più ma che ci ha lasciato un patrimonio inestimabile di testi, suoni e storie di uomini e donne che hanno lottato per una città che Eduardo De Filippo riassumeva così: “Napule è ‘nu paese curioso: è ‘nu teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca’ senza cuncierto scenne p’ ‘e strate e sape recità”.
Gli applausi premiano il lavoro di un’attrice versatile, una donna capace di imporre la propria personalità in un testo difficile da interpretare e che assorbe gli eventi della vita sua e degli altri con grande attenzione e riconoscenza.







