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    Reggio Calabria – L’attore Marco Falaguasta pronto a travolgere il “Cilea”. Il 22 Gennaio si torna a sorridere con l’Oda

    di Grazia Candido – Un racconto divertente e arguto dove si ride molto ma anche, ci si lascia avvolgere dalla dolcezza che l’attore Marco Falaguasta dona al suo pubblico mettendo a nudo tutta la sua fragilità e quel sentirsi spesso “inadeguato” alla modernità del tempo. Nel suo monologo “Neanche il tempo di piacersi” in scena al teatro “Francesco Cilea” il prossimo 22 Gennaio, evento inserito nel cartellone dell’Officina dell’Arte, l’istrionico interprete romano racconterà la quotidianità di cui siamo protagonisti e, finalmente, riaccenderà le luci della massima culla dell’arte reggina in un “one man show” magnetico e divertente.

    Hai il compito di rialzare il sipario e aprire l’anno nuovo dell’ODA che, rispettando tutte le normative anti-Covid, ha scelto di andare avanti con la stagione teatrale perché il pubblico vuole vivere il teatro, vuole “riabbracciare” gli artisti e ridere con voi. Sei pronto?
    “Sono prontissimo, non vedo l’ora di venire a Reggio Calabria, di parlare con gli spettatori e complimentarmi con il direttore artistico Peppe Piromalli che ha messo in conto i rischi che può portare questa scelta coraggiosa ma piena d’amore avverando un sogno collettivo perché l’arte non può fermarsi. Certo, dobbiamo stare attenti, rispettare tutte le normative anti contagio ma se ognuno di noi rispetta l’altro, fa il proprio dovere e non mette a rischio l’incolumità altrui, possiamo tornare a vivere, respirare l’aria dei teatri e gioire insieme”.
    Nel tuo spettacolo parli molto di te. Chi è Marco Falaguasta e cos’è che non ti piace?
    “Sono un inguaribile ottimista e proprio perché ho una visione positiva della vita, ci sono tante cose che mi piacciono. Sicuramente, non mi piace ciò che ci allontana dai sentimenti, dalle emozioni, mi impaurisce e, siccome un attore è prima di tutto un comunicatore, rientra nei nostri compiti condividere con il pubblico, se e quanto ci stiamo distaccando dagli affetti, dalle passioni, dai rapporti umani. In un’ora e mezza, parlerò degli ultimi tempi, su cosa ci distanzia dalla comunicazione, dalla relazione e quanto siamo disposti ad avvicinarci ai nostri ragazzi. Da 50enne e padre di due figli, noto che piuttosto che capirli, spesso si tende a criticarli”.
    Che padre sei?
    “Un papà attento, che sa ascoltare e che cerca sempre un confronto. Non c’è un genitore perfetto nè un figlio perfetto, ci sono persone belle per le loro naturali imperfezioni. Con i miei figli è un incontro generazionale e non uno scontro che, invece, lo si ha quando una delle due parti si chiude nelle proprie ragioni. I giovani non hanno la stessa apertura, la consapevolezza degli adulti e, allo stesso tempo, questi si chiudono nelle loro convinzioni senza capire il pensiero dei figli”.
    Cosa ricordi degli anni ’80? Ti manca quel periodo?
    “Negli anni ’80 eravamo convinti che le cose sarebbero andate ancora meglio: il primo decennio registra gravi fatti di sangue, segna la fine degli “Anni di piombo” e l’inizio di una nuova stagione di fiducia e positività. I miei anni ‘80 sono stati anni di spensieratezza, l’Italia aveva vinto i Mondiali, ci si divertiva, ascoltavo musica, vivevo con leggerezza come fanno tutti i ragazzi. Non credo che i giovani di oggi siano scontenti della quotidianità, certo avranno i loro piccoli problemi, screzi amorosi, preoccupazioni scolastiche. Per esempio, i miei figli sono sereni, felici della vita che hanno e ai problemi importanti ci pensano mamma e papà”.

    Con il tuo show, abbatterai la quarta parete per portare divertimento e riflessione.
    “Per me la quarta parete non è mai esistita e poi, io non sarò solo ma con tutte le persone che verranno a teatro. Sarà uno spettacolo molto interattivo e chiederò al pubblico cosa ne pensa. Ci divertiremo, confronteremo insieme e ci saranno momenti nei quali racconterò tanto di me. E’ una satira sociale che ci porterà a ridere di noi stessi ma anche, ci porterà a pensare da dove siamo partiti e dove siamo arrivati”.
    Cosa è il teatro per te?
    “Il teatro è una forma di comunicazione che va avanti da millenni, non è stata fermata da niente, non è stata fermata dai tiranni, dai dittatori, dalle pestilenze e non sarà fermata nemmeno dal Covid19. Dipende soltanto da noi, dalla voglia che abbiamo di non rinunciare al confronto con gli altri. E il confronto è quell’elemento che ci fa sentire meno soli e meno impauriti. Per vincere la paura bisogna dialogare. Certo, dobbiamo stare sempre stare attenti e, in questo particolare periodo, rispettare i protocolli sanitari”.
    Progetti futuri?
    “Sono tanti, ci sono in cantiere progetti televisivi e cinematografici ma anche teatrali: sto scrivendo insieme ad Alessandro Mancini e Gabriele Pignotta, il mio nuovo monologo “Generazione in stand by”, un excursus dagli anni ‘70 ai giorni nostri, una nuova satira che ci riguarda e debutteremo questa estate”.
    Ti hanno definito un “eterno ragazzino”. Svelaci il tuo segreto.
    “Non ci sono segreti se non mangiare bene, riposarsi il giusto, essere sempre entusiasti della vita e felici di fare ciò che ci piace. Ma soprattutto, andare a teatro che fa bene al fisico, alla pelle perché si ride e ci si distende. Inoltre, chi viene a teatro ha la responsabilità di dire ciò che è successo quella sera, se si ride o ci si commuove, raccontare le emozioni nate lì dentro. A teatro si sta bene e questo aiuta tutti, gli spettatori, noi, le maestranze, le persone coraggiose che portano avanti la cultura e ci donano speranza per continuare e affrontare tutto”.