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    Reggio Calabria – “Cose Nostre”, uno scavo della memoria per riscoprire la vera bellezza del Sud

    di Grazia Candido – Un lavoro di autocritica di un uomo del Sud che torna nella sua terra per far riscoprire le  bellezze naturali e paesaggistiche, le tradizioni, usi e costumi di un popolo e un tempo ormai passato. Il libro “Cose Nostre – La Rivelazione” di Pasquale Sgrò, presentato ieri pomeriggio al cineteatro “Il Metropolitano”, è una minuziosa ricostruzione di un Paese, Motta San Giovanni, terra d’origine dell’autore.
    All’incontro moderato dalla giornalista Anna Foti, hanno preso parte insieme allo scrittore Sgrò, l’amministratore del Dlf RC Antonino Malara, Vincenzo Gattuso del Gruppo teatrale Dlf, l’editore di RTV Edoardo Lamberti Castronuovo, il sindaco di Motta San Giovanni Giovanni Verduci e il vice sindaco di Reggio Calabria Tonino Perna.
    “Questa serata si inquadra in una serie di attività artistiche promosse dal Dopo Lavoro Ferroviario per promuovere la cultura – esordisce Malara -. Sgrò è un autore attento che ha messo in evidenza la bellezza del nostro territorio con un libro appassionante e laborioso”.
    Parla di “storie ricorrenti, l’emigrazione, ma quello che è a mio avviso interessante è la Calabria che non c’è più”, il vice sindaco Perna commentando l’opera che lascia trasparire “sentimenti perduti, quelle sensazioni forti che caratterizzavano non solo la Calabria ma il mondo”.
    “Tutto era vissuto intensamente, la modernità ci fa pagare questo costo – aggiunge Perna -. Oggi, non siamo più tolleranti ma indifferenti. Un racconto come questo, è uno scavo della memoria e scavando dentro se stessi, viene fuori un mondo che va al di là di una semplice ricostruzione ed è importante per i giovani conoscere ciò che non sanno. Quest’opera è una ricca base per ricostruire un mondo che non c’è più”.
    Sulla stessa lunghezza d’onda, l’autore di “Cose Nostre” che definisce il suo “libro rievocativo, che si pone degli obiettivi e fa parte di una trilogia: dopo “Cose nostre – La rivelazione”, ci sarà “Cose Nostre – La ricerca” e “Cose Nostre – Il rientro”. Il racconto dà l’idea di un altro mondo e, siccome, ci sono cose delle quali dobbiamo riappropriarci, come il dialetto, fa scoprire a chi non ha vissuto quel tempo, storie mai raccontate o viste. Dobbiamo riappropriarci delle cose nostre, belle o brutte, ma facciamole nostre. Sono 40 anni che vivo in Toscana e non immaginavo che tornando in Calabria, avrei vissuto queste emozioni”.
    Descrive “un affresco di un’epoca, in modo semplice ma fedele con gli usi e costumi degli anni ’50 e ’60 suscitando una continua curiosità” Vincenzo Gattuso ma è con il dottore Lamberti Castronuovo che dopo aver letto scrupolosamente ogni pagina del libro, ci si catapulta dentro a quel racconto tra profumi, immagini e storie di un popolo del Sud che continua nonostante tutto, ad amare questa terra bella e dannata.
    “Sono felice di essere un cittadino onorario di Motta San Giovanni e questo è un libro di storia: ipotizzate di prendere il vostro album di famiglia e di tradurlo in parole – afferma Lamberti -. La peculiarità di un autore è di scrivere ciò che noi non riusciamo a scrivere. Questo libro ripercorre la vita di un calabrese, i valori e i disvalori che sono alla base di essa. È un libro dove si parla della famiglia, di omertà, di mafiosità ed è una pietra miliare della nostra terra.  Il racconto di Sgrò ci fa sentire i sapori di un tempo, quelli che si sentivano a Motta San Giovanni ma anche a Reggio e in altre città del Meridione e la scena più bella è quando il protagonista beve il caffè servito sul piatto. “Cose Nostre” ci mostra un film, un viaggio nella Calabria e l’autore la descrive con gli occhi di un calabrese orgoglioso. Certo, i tempi sono cambiati – conclude l’editore – ma ci sono tante cose belle in questo libro, come la descrizione dei paesaggi che ci spronano a riprenderci ciò che ci è stato tolto, sottratto. Questo racconto ci insegna anche, che la strumentalizzazione non è consentita”.
    In conclusione è il primo cittadino di Motta San Giovanni, Verduci, a consolidare il ben saldo rapporto con l’autore che con “la sua storia sviscera il legame forte con la terra natia e grazie a questa prima opera, fa una propaganda positiva del nostro territorio. In pochi quando vanno via da qui, ricordano la bellezza di Reggio Calabria, dei suoi paesi e le sue potenzialità. Sgró è la testimonianza di valori umani che questa terra ha e che, purtroppo, oggi non ci sono più ma che dobbiamo assolutamente rifare nostri”.