IL PARERE DEI CLUB SERVICE REGGINI SUL PROGETTO DI RESTYLING SU PIAZZA DE NAVA PER COME PROPOSTO DALLA SEGRETERIA REGIONALE DEL MIBACT
Avv. Ettore Tigani, coordinatore del “Comitato Interdistrettuale Lions per l’Area dello Stretto”.
Il progetto di restauro e riqualificazione di Piazza De Nava presentato dalla Segreteria regionale del Mibact non rispetta la memoria cittadina e la storia della città in quanto azzera le tracce razionaliste e liberty della ricostruzione post terremoto del 1908. La riqualificazione dell’area si sarebbe potuta ottenere con un adeguato restauro dell’esistente senza la sua distruzione, con peraltro un discreto risparmio di risorse che si sarebbero potute benissimo indirizzare sia al recupero della pavimentazione in pietra lavica di tutte le strade che affluiscono alla piazza che alla creazione di “angoli” espositivi protetti per portare il museo all’esterno in aree opportunamente pedonalizzate.
Avv. Massimo Serranò, coordinatore dell’Associazione “Club Service per l’Area dello Stretto”.
La progettata attività di restyling della storica piazza reggina intitolata all’insigne parlamentare Giuseppe De Nava, mallevadore della ricostruzione cittadina, fratello di quel Pietro che ha donato a Reggio la Villetta e la Biblioteca a lui intitolata, risponde ad alcune linee guida che possono anche essere condivise: apertura del museo all’esterno e pedonalizzazione delle vie che circondano la piazza, che verrebbe raccordata con lo spazio dedicato a Corrado Alvaro. È l’esecuzione del progetto che non può essere accettata in quanto mortificante l’identità reggina con la demolizione di alcuni tratti urbanistici significativi del periodo della ricostruzione cittadina, dominata dallo stile liberty e dall’architettura della scuola razionalista, che si rileva presente anche in altre strutture e piazze della città.
Sig.ra Wanda Albanese De Leo, presidente della Fidapa Reggio Calabria.
Si deve assolutamente rigettare l’idea progettuale di restyling di piazza De Nava che prevede la demolizione dell’attuale impianto, razionalista e liberty caratteristico della storia architettonica del periodo della ricostruzione cittadina, per sostituirlo con un’anonima e assolata spianata che farebbe divenire tutta la zona un classico esempio di “non-luogo”, senza storia né memoria, così come descritto da Marc Augé nei suoi studi sulle moderne architetture.
L’attività restaurativa, per come si legge in tutti i testi di architettura, deve mantenere l’opera architettonica “com’era e dov’era”, limitandosi a interventi che si rifacciano nello stile alle intenzioni di chi la piazza l’ha progettata e dedicata al De Nava nel 1926, ben prima quindi dell’edificazione del museo piacentiniano.
Questo oggettivo dato storico fa cadere le pretese dei progettisti di rifarsi a un’idea inziale del Piacentini, peraltro abbandonata subito dallo stesso che archivia il progetto di edificio asimmetrico con vetrate a nastro e continue perché collide sia con la piazza già dedicata a De Nava, nella quale nel 1936 si pone l’opera di Francesco Jerace, che con il già progettato edificio dell’Ente Edilizio del 1933 curato Camillo Autore.





