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    Reggio Calabria – Strage vigili del fuoco, Gup: “Imprudenza dei soccorritori”. Indignazione sul web

    di Grazia Candido – Il prossimo 14 Dicembre si tornerà in aula per il processo sulla morte dei tre vigili del fuoco Antonino Candido, Matteo Gastaldo e Marco Triches uccisi a Quargnento nella notte tra il 4 e il 5 Novembre del 2019 durante l’esplosione di una cascina.
    In questi 11 mesi, le famiglie dei tre giovani pompieri e un Paese intero ha più volte invocato giustizia e lo fa ancora una volta, sui social, dove si è scatenata nelle ultime ore, una vera e propria mobilitazione che contesta le motivazioni del Gup Paolo Bargero.

    Il giudice di Alessandria ha condannato a quattro anni i coniugi Gianni Vincenti e Antonella Patrucco proprietari della cascina e responsabili della strage, per i reati di truffa all’assicurazione, crollo della palazzina e il ferimento di tre soccorritori ma quello che colpisce di più, è che nelle 36 pagine, vi è un passaggio “sull’imprudenza” dei pompieri, in particolare del caposquadra dei vigili del fuoco Giuliano Dodero che, riportiamo testualmente: “nonostante avesse constatato che l’edificio già interessato dalla prima esplosione aveva le grate tagliate, esattamente come l’edificio ancora non esploso (in cui, quindi, vi era una chiara evidenza del fatto che fossero stati piazzati, come nel primo, altri ordigni esplosivi) e nonostante fosse stato informato (dai Carabinieri) del fatto che gli immobili erano disabitati (e che, quindi, non vi era necessità, di prestare soccorso ad alcuno); e, del resto l’immobile era ancora del tutto integro e se vi fosse stato qualcuno sarebbe uscito dopo la prima esplosione), ha dato disposizione ai membri della sua squadra di avvicinarsi e di farvi ingresso, in tale maniera contribuendo (in maniera appunto imprudente) al verificarsi dell’evento lesivo”.
    Non possiamo nemmeno immaginare cosa provi quotidianamente il caposquadra che, in pochi minuti, si è visto strappare non solo tre colleghi ma tre figli ai quali era legatissimo e il dolore che vive per le lesioni subite a causa dello scoppio.
    Il suo sguardo però, carico di angoscia per non aver potuto proteggere i suoi uomini è la risposta che dovrebbe mettere a tacere ogni dubbio. Non si può caricare questo uomo dello Stato mettendogli addosso un altro peso da portare, etichettarlo “imprudente” per aver dato l’ordine ai suoi colleghi di entrare in quella cascina.
    Ci sarebbe tanto da scrivere ma forse, le parole di Marina Ielo, mamma del vigile Nino Candido, possono far riflettere e, chissà, magari spronare le coscienze e far capire che un cuore che cerca giustizia sa bene cosa gli manca, cosa ha perduto per sempre.
    “Ci sono delle lacrime che non smettono di scendere, dei vuoti che non si riempiono, dei ricordi che non cancellano e delle persone che non si sostituiscono. Col tempo, i sorrisi tornano ma solo per nascondere il dolore”.
    Tantissimi sono i commenti di disapprovazione sul web per una motivazione che fa discutere e riflettere. C’è chi si “vergogna di essere italiano”, chi si rammarica per una “giustizia mancata” e chi invece, consiglia di indossare solo per qualche ora, i panni di quei genitori che non potranno mai più riabbracciare i loro figli.
    Antonino, Matteo e Marco erano vigili del fuoco prudenti e responsabili così come il loro caposquadra e non avrebbero mai potuto lasciare quella cascina senza prima accettarsi che dentro non vi fosse nessuno.
    Chi indossa quella divisa, chi sceglie di diventare vigile del fuoco compie il suo più grande atto di coraggio e sa di avere un compito importante che spesso va oltre il salvare vite umane. I vigili del fuoco salvano cuori, ricordi e sogni. E i loro sogni non possono essere distrutti, oggi, ancora una volta.