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    UniRC: si è conclusa ad Agraria l’edizione 2020 di “Imboschiamoci per studiare”

    Si è conclusa l’iniziativa “Imboschiamoci per studiare” 2020, tradizionalmente promossa dai Corsi di studio in Scienze forestali e ambientali (L25 + LM73) del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Ogni anno, sotto questo titolo vengono proposte esercitazioni residenziali in bosco che portano gli studenti a compiere approfondimenti didattici di tipo esperienziale e applicativo: nell’ambito di periodi settimanali di convivenza e lavoro comune, gli studenti –accompagnati da docenti, guide e professionisti – imparano così a conoscere meglio gli ambienti e il patrimonio dei Parchi naturali della Calabria, tra le foreste ora dell’Aspromonte, ora delle Serre o della Sila e del Pollino.
    Quest’anno l’emergenza Covid-19 non ha consentito di svolgere “Imboschiamoci 2020” in forma residenziale nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, così come già era stato previsto. Ciononostante, con il Patrocinio del Parco, il Dipartimento ha offerto agli studenti la possibilità di vivere on-line un’interessante esperienza formativa, incentrata sul verde urbano e periurbano. In tal modo si è focalizzata l’attenzione sulla qualità dei luoghi di vita e sugli ecosistemi urbani, così fortemente messi in questione proprio durante l’emergenza sanitaria. Inoltre, si sono voluti affrontare i nuovi contenuti con cui da quest’anno i corsi di laurea in Scienze forestali e ambientali hanno ampliato la loro offerta formativa, con l’istituzione dei nuovi curriculum sulla progettazione e gestione delle aree verdi.
    Dal 26 maggio al 5 giugno, sono stati proposti cinque seminari on-line, svolti sulla piattaforma Microsoft Teams. I primi due, condivisi con la Biblioteca di Agraria nel ciclo “Open Green: Il verde oltre lo schermo”, hanno trattato i temi della Selvicoltura urbana e peri-urbana (26 maggio) e degli Alberi monumentali (3 giugno), avendo come relatori i professori Giovanni Sanesi (Università di Bari) e Rosario Schicchi (Università di Palermo). Resoconti estesi di tali seminari sono già stati pubblicati sul sito istituzionale del Dipartimento.
    In modo ancor più specifico gli studenti dei corsi di Scienze forestali e ambientali hanno potuto mettersi in rapporto con le realtà operative e il mondo professionale attraverso un secondo ciclo di seminari, ciascuno della durata di due ore, intitolato “Lavoriamo e siamo al verde”.
    Il primo incontro della serie, svoltosi il 29 maggio, è stato guidato dalla Prof.ssa Daniela Romano (Università di Catania), che ha svolto il tema “C’è verde e verde: il verde pubblico tra criteri ambientali e istanze normative”. La relatrice ha trattato le funzioni e i servizi forniti dal verde pubblico e ne ha rimarcato il contributo dato al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Anche il verde, tuttavia, deve a sua volta essere pianificato, progettato e gestito in modo sostenibile nel rispetto di specifici criteri definiti dal recente DM n. 63 del 10 marzo 2020, recante “Criteri ambientali minimi (CAM) per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde”. I CAM sono una componente essenziale del necessario approccio strategico di medio-lungo periodo, affinché le stazioni appaltanti, in particolare le amministrazioni comunali, si dotino e applichino concretamente gli strumenti più avanzati di gestione del verde pubblico, quali il censimento del verde, il piano del verde, il regolamento del verde pubblico e il bilancio arboreo (che rappresentano la base per una corretta ed efficace gestione del verde urbano). In tal modo si potranno evitare interventi sul territorio qualitativamente scarsi o addirittura dannosi, con conseguente aggravio di costi per la comunità. I singoli criteri sono stati analizzati e, nella parte finale del suo intervento, la Prof.ssa Romano ha mostrato degli esempi coerenti di rivitalizzazione degli spazi urbani. Tra gli altri, sono stati mostrati esempi di recupero funzionale e inverdimento di infrastrutture dismesse, forme di gestione partecipativa del verde, esperienze di agricoltura e di selvicoltura urbana svolte anche con intento sociale.
    Il 4 giugno ha avuto luogo il secondo seminario del ciclo, che ha trattato i risvolti applicativi dei contenuti introdotti dalla Prof.ssa Romano e li ha inquadrati nella normativa vigente, vedendoli alla luce della L. 10 del 2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. Si sono approfondite analisi tematiche in ambito comunale, sul monitoraggio e sulla gestione del verde pubblico. Il seminario ha avuto per titolo “Il verde che abbiamo in comune” e relatori ne sono stati il dottore forestale Vincenzo Cotroneo (Responsabile del Servizio Agricoltura e Verde pubblico – settore Ambiente del Comune di Reggio Calabria) e l’agronomo dott. Bruno Nicolò (Responsabile del Servizio Parchi, Giardini e arenili della società Castore SPL s.r.l.). I relatori, non solo hanno trattato aspetti tecnici e operativi in materia, ma li hanno riferiti alla loro personale esperienza professionale, collegando quest’ultima agli studi compiuti ad Agraria e alla formazione successiva.
    Infine nel terzo seminario (5 giugno) intitolato “Noi che il verde lo abitiamo”, il naturalista Giuseppe Martino ha introdotto gli studenti alla osservazione e alla conoscenza della fauna urbana, riferendosi alla città di Reggio Calabria e all’area dello Stretto. Martino ha rivolto particolare attenzione all’avifauna, mostrandone l’importanza come componente essenziale, ma spesso dimenticata, degli ecosistemi urbani.
    IMBOSCHIAMOCI 2020 ha avuto una numerosa partecipazione di studenti e docenti, registrando complessivamente 380 presenze, con una media di 76 partecipanti a seminario, il che documenta l’interesse rivestito dall’iniziativa nonostante la sua erogazione in forma telematica. Nel suo intervento di chiusura, il Direttore del Dipartimento di Agraria Prof. Giuseppe Zimbalatti ha espresso apprezzamento per il lavoro organizzativo svolto dai coordinatori dei Corsi di laurea in Scienze forestali e ambientali, i professori Salvatore Di Fazio e Paolo Porto, con la collaborazione dei rappresentanti degli studenti. Inoltre, ha salutato i numerosi docenti che con la loro presenza online hanno voluto accompagnare e sostenere l’esperienza formativa. Espressioni di stima e ringraziamento sono state rivolte al dott. Antonino Siclari, presente in rappresentanza dell’Ente Parco dell’Aspromonte, partner ormai abituale di “Imboschiamoci”.
    Al dott. Siclari è stato riservato un intervento di chiusura del ciclo di seminari. Egli ha sottolineato come un indubbio merito dell’iniziativa sia stato quello di farci conoscere un mondo, quello della natura, che non ha confini. Ciò proprio nel periodo in cui tutti abbiamo sofferto il confinamento domestico o urbano. “Molti quest’anno, proprio l’anno in cui non andiamo insieme in bosco, si saranno chiesti cosa c’entra il Parco dell’Aspromonte, un Parco naturale nazionale, con dei seminari che trattano il verde urbano o la fauna urbana. Invece il Parco c’entra, proprio perché la realtà non è compartimentata in spazi a tenuta stagna. Un parco irradia quello che ha al suo interno e riceve molto dall’esterno. Nel nostro caso, il Parco dell’Aspromonte vive una relativa prossimità con il centro urbano di Reggio Calabria e incorpora parte del territorio comunale, perciò è importante vedere l’interazione tra l’ecosistema urbano e l’ecosistema naturale”. Riferendosi inoltre alla propria esperienza, il dott. Siclari ha sottolineato la valenza formativa di “Imboschiamoci”, anche per la possibilità che offre agli studenti di relazionarsi con laureati in Agraria che operano professionalmente in campo ambientale e forestale, così apprendendo le opportunità di lavoro e i necessari percorsi di formazione. “Io mi considero un caso emblematico” ha detto Siclari agli studenti “perché mi sono laureato con una tesi sul latte di capra e ho finito per occuparmi di fauna selvatica lavorando in un Parco nazionale. Cosa c’è stato in mezzo? Ho tenuto viva la mia curiosità e ho continuato a studiare e a formarmi, anche dopo la laurea, dovendo apprendere tante cose nuove. Il bello di questa esperienza che fate è che tiene viva la curiosità. La curiosità è il vero enzima che attiva la conoscenza. Di studiare non si finisce mai, lo sapete, ma lo studio diventa davvero bello se resta viva la curiosità”.