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    Riflessioni di una commessa dopo la nuova ordinanza di Jole Santelli: ‘La domenica lasciateci respirare’

    Sono una commessa e scrivo in merito al decreto emanato dalla Regione Calabria la notte del 24 aprile 2020, decreto in cui si autorizza l’apertura domenicale e festiva dei negozi.

    Lavorare ai tempi del COVID19 non è semplice, andiamo a lavoro con la paura di essere le prossime vittime, paura che non ci abbandona mai, lavoriamo, la maggior parte di noi 8 ore al giorno, con una mascherina che non ci permette di respirare, che ci lascia i segni per il male che fa, lavoriamo con clienti che, non capendo la gravità della situazione, ci danno contro perché hanno aspettato cinque minuti in più per poter entrare o semplicemente perché gli chiediamo gentilmente di indossare guanti e mascherina.

    E sinceramente l’apertura domenicale o festiva non possiamo sopportarla, non possiamo sopportarla perché abbiamo bisogno di respirare anche noi, perché abbiamo bisogno, almeno per un giorno, di non essere accompagnati da quella continua paura che non ci fa respirare.

    Se per un giorno non si compra il pezzo di pane, il pacco di pasta o il vestito per il bambino non si muore, non è una priorità andare a fare spese la domenica. E visto che siamo tutti rattristati perché non possiamo partecipare alla Santa Messa, voglio ricordare che anche il Signore si è riposato il settimo giorno. Perché siamo bravi a pensare alle nostre necessità ma, purtroppo, troppo spesso dimentichiamo quelle degli altri.

    E se non sarà il Governo o la Regione a tutelare noi lavoratori, voglio fare un appello ai miei concittadini: mettetevi nei nostri panni, venite a fare acquisti quando volete, nel rispetto delle leggi e rispettando anche chi vi sta di fronte, ma la domenica, anche se ci trovate aperti, lasciateci respirare, lasciateci non avere paura almeno per un giorno, solo insieme e cercando di tutelarci gli uni con gli altri ne usciremo.

    Una di voi.