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    A Villa sono morti l’umanità e il senso dello Stato, là fuori c’è il virus. Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere. Ah no, piove…

    di Giusva Branca – Quella che passerà alla storia come la vergogna di Villa San Giovanni, la pagina nerissima – segnata da 230 persone, italiane, siciliane, tra cui 50 bambini (alcuni piccolissimi), alcune donne in gravidanza e numerosi anziani lasciate in strada per 36 ore senza cibo, acqua, profilassi sanitaria, bagni, coperte – lascia sul terreno due morti.

    No, non si tratta di persone fisiche, ma di qualcos’altro.

    Ieri su quel piazzale di Villa San Giovanni sono morti l’umanità e il senso dello Stato.

    La prima, evidentemente, è stata sgretolata dal cinismo con il quale qualcuno non si è opposto all’idea che dei bambini (non solo loro, ma soprattutto) potessero restare in quelle condizioni in nome di un celodurismo dilagante nel Paese e figlio di atteggiamenti di tal genere diffusi da tempo in tutta la Nazione (al pari di un’ignoranza sesquipedale che di solito segue a braccetto tale modo di fare).

    E su questo punto credo non si possa dire un fiato. La gente, i bimbi, italiani, siciliani, andavano fatti passare immediatamente e poi sanzionati e messi in quarantena.

    Senza strepiti e senza aggiungere altro. E su questo non è lecito nemmeno discutere.

    Ma, ovviamente, tutto ciò non avrebbe consentito lo show, un tristissimo Truman show.

    In concreto, e al netto di sceneggiate assortite, poi, vanno rilevati altri due aspetti: il primo è che la proposta di De Luca di istituire una banca dati relativa al trasporto sullo Stretto è una idea comunque validissima, il secondo è che la Santelli (ieri timida, balbettante, contraddittoria sul punto quanto, fin qui , perfetta nella gestione di questi giorni di guerra), dovrebbe chiedersi chi si è fatto beffe delle sue ordinanze, dei suoi proclami, rendendo il Pollino e l’ingresso in Calabria impenetrabile come la difesa di una squadra di Zeman.

    Sul campo, però resta un altro morto ed è un morto eccellente: il senso dello Stato.

    L’assoluta e ricercata mancanza di concertazione con gli altri protagonisti del territorio da parte di chi aveva il pallino in mano (la sponda siciliana), l’assenza totale di ricerca di una soluzione da parte delle articolazioni territoriali dello Stato (leggasi Prefetture, due) non solo ci dimostra che lo Stato nella sua struttura gerarchica non c’è più, ma soprattutto ci ammonisce che su quello Stato, almeno in questa porzione di territorio, non è possibile contare appena accadono fatti che vadano al di là della parata del 2 giugno, e speriamo di non doverlo mai verificare sul campo nuovamente, perché la storia ora ci dimostra che avremmo delle amare sorprese.

    Ultimo ma non per ultimo un pensiero lo voglio rivolgere al Sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà: di lui si può, legittimamente, pensare quel che si vuole rispetto alla sua azione amministrativa, ma la giornata di ieri ci ha indiscutibilmente consegnato un uomo che per 24 ore filate si è preoccupato di donne e bambini senza assistenza (e tecnicamente poteva non essere affar suo), cercando un dialogo con i muri che non c’è stato quasi mai.

    Uno spiraglio di dialogo (alla fine, dopo mille insistenze – attraverso Roma) ha consentito a Governo e Regioni di operare la scelta della vergogna, con solo donne e bambini fatti imbarcare, una specie di remake in salsa calabro-sicula di vicende di stampo nazista. Però, visti i personaggi, con una venatura comica, una specie di parodia di Mel Brooks, insomma…

    Io credo che la comunità reggina per quanto visto ieri sera debba essere grata a questo Sindaco, e che lo debba fare, con riferimento alla vergogna di Villa, per una volta spogliandosi dalle magliette politiche, dalle valutazioni sull’operato gestionale della Città, da antipatie personali.

    Quando si parla di dignità bisogna essere super partes e, ancora da super partes, bisogna ammettere che – su scala nazionale, quello di ieri è solo uno spunto – il re è nudo, che i Sindaci sono soli, senza interlocuzione alcuna con i gradini gerarchici dello Stato. E vale per tutti, anche per lo stesso De Luca che dal suo punto di vista ha provato – con risultati disastrosi – a far tutto da solo per tutelare la sua gente (ma a scapito di altri territori), dopo avere avuto zero considerazione da chi sta sopra di lui (Regione Sicilia in primis), cosa di cui lo stesso De Luca non ha fatto mistero.

    Insomma, ricapitolando, ieri sera abbiamo compreso che l’umanità è finita, il senso dello Stato anche, i Sindaci sono soli al massacro.

    Là fuori c’è il virus.

    Poteva andar peggio, poteva piovere…ah no, piove già, scusate.

    Buonanotte, sisi, buongiorno, si fa per dire…