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    ‘Ndrangheta, Antonio Scimone intervistato a TgCom24: “Narcotraffico è business che fa comodo a tutti”

    «Dobbiamo essere ipocriti? I sequestri di persona li hanno eliminati? Come li hanno eliminati? Si sono impegnati, se lo Stato volesse eliminare il traffico della droga lo eliminerà? Di questo dobbiamo parlare, possiamo fare un processo io e lei su quello che è il traffico della droga… Hanno eliminato i sequestri di persona, il terrorismo, la violenza islamica e quant’ altro. È un business che va bene a tutti secondo me, economicamente, e questo è, poi la droga entra nel jet set. Altro che periferie, altro che Tor Bella Monaca.

    Parliamo di Via Condotti, Montenapoleone…». Lo ha dichiarato l’imprenditore Antonio Scimone, intervistato per la trasmissione “Fatti e Misfatti – I Fuorilegge” condotto dal direttore Paolo Liguori su TgCom24 (online al link https://www.youtube.com/watch?v=MK_4CiEUJDg), che secondo due diverse inchieste della Procura di Firenze e della Procura di Reggio Calabria avrebbe agevolato i clan attraverso false fatturazioni.

    «Sono di Bianco, un paese tranquillo; Scimone è un uomo tranquillo. Per questo i milanesi mi hanno aperto i salotti. Allora quale è la fortuna dei milanesi e la nostra sfortuna? Che i Milanesi sono in tanti, sono in tantissimi. Quindi che succede? Se io voglio vendere una macchina per dire una macchina a Milano quanti potenziali clienti ho? 3 milioni… In Calabria quanti ne ho? A Milano c’è la gente, è più facile dire anche delle fesserie perché oggi a lei posso dire la verità, a tutti gli altri posso raccontare balle. Guardi, giù in Calabria se racconti una fesseria il giorno dopo non sei più nessuno perché la gente non ti crede più e tutti dicono ‘questo racconta chiacchiere’. A Milano, invece, di chiacchiere ne possiamo raccontare quante ne vogliamo… il mondo gira e prima che arriva a sapere che sei un chiacchierone ce ne vuole. È molto più semplice fare attività a Milano perché, mentre noi qua in Calabria non è che non riusciamo ad avere un finanziamento o un prestito, non riusciamo ad aprire nemmeno un conto corrente, abbiamo bisogno di raccomandazioni per aprire un conto corrente; a Milano ti danno il prestito poi a Milano esistono società che in Calabria non ci sono…».

    «Nessuno mi ha suggerito niente. Quando andai in Romania, stiamo parlando del 2008, in centro a Bucarest – prosegue Scimone -ancora camminavano con i carretti. La Romania è un Paese che ho visto crescere. La questione delle presunte estorsioni in Toscana scaturisce dalle dichiarazioni di un coimputato nei miei processi. Un coimputato di nome Bertelli, che ha scelto il rito abbreviato, nelle dichiarazioni spontanee rese al Gip ha detto che la sua azienda era florida, guadagnava 100mila euro al mese, quindi di certo lui non aveva bisogno di soldi. Io Bertelli non lo conosco. Lui operava nel settore delle pelli e con lui lavorava Damiano Stillitano. Con quest’ultimo lavorava da una vita, la cosa curiosa è che nel momento in cui viene interrogato questo Bertelli, lui stesso, ribadisce che non era mai stato usurato da nessuno. Nell’informativa ci sono alcuni passi secondo i quali le imprese toscane (quelle di Bertelli, la Newport e altre aziende) restituivano cioè pagavano la merce prima ancora di riceverla. Quindi come facevano ad essere usurate».

    «Se è vero come è vero che gli imprenditori pagavano la merce anticipatamente, come possiamo asserire che i soldi provenissero dalla cosche di ‘Ndrangheta? Il riciclaggio prevede infatti che i soldi investiti provengano da attività delittuosa. In questo caso potenzialmente da Nirta e da Barbaro. Questi soldi non erano dei clan bensì frutto del lavoro degli imprenditori conciari i quali pagavano le fatture emesse dalla Unipel (società attenzionata dalla GDF di Firenze) a fronte della merce che doveva essere consegnata».

    «In Toscana chi mi ha denunciato, tale Michelucci, che è un truffatore, ha truffato Domenico Stellitano e poi ha gridato alla mafia leggendo i nomi Nirta e Barbaro nell’inchiesta. La sua attendibilità è nulla. Quando va a denunciarmi dice: ‘meglio una denuncia per calunnia che una revolverata’, mettendo già in conto che sarebbe stato denunciato».

    «Non è vero che sono entrato a far parte della ‘Ndrangheta sposando mia moglie, come qualcuno sostiene. Non sono un affiliato. Quanto a mio cognato (condannato per diversi gravi reati di mafia e narcotraffico, ndr) posso solo dire che Rocco Gligora è un simpaticone. L’ho conosciuto tramite il matrimonio, frequentavamo casa dei suoceri. La ‘Ndrangheta io non l’ho mai percepita. Esiste una cultura mafiosa nei nostri territori, va bene, ma percepirla realmente no».