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    “Un sistema che depredava le casse della città”. Tra gli indagati anche l’ex Governatore Scopelliti

    di Grazia Candido – Dirigenti e funzionari coinvolti in un sistema che “depredava le casse della città”.
    Il procuratore Capo della Repubblica Giovanni Bombardieri con una frase chiave descrive l’“attività predatoria” e la gestione della “Multiservizi S.p.a” (società partecipata dal Comune) e della “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.” (G.S.T. S.r.l.), fallite nel 2014 e 2015, che ha creato un fiume di denaro attraverso un meccanismo fraudolento, favorendo società facenti capo a famiglie con stabili collegamenti con la criminalità organizzata reggina a discapito della collettività.
    L’operazione “Mala gestio” messa a segno dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto operativo dei colleghi di Milano, Siena ed Agropoli e con il coordinamento della locale Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’arresto in Calabria, Campania, Toscana e Lombardia di otto persone responsabili a vario titolo del reato di bancarotta fraudolenta in quanto, titolari di cariche e qualifiche societarie, distraevano e dissipavano il patrimonio delle società “Multiservizi S.p.a.” e “Gestione Servizi Territoriale S.r.l.” in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento.
    Inoltre, sono state sequestrate somme di denaro per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro.
    “Abbiamo tracciato il ruolo che hanno avuto determinati soggetti nello svolgimento delle dinamiche in cui si è articolata la vicenda della Multiservizi, parliamo di anni, dalla prima delibera del Consiglio comunale del 2001 con cui veniva stabilita l’opportunità di costituire una partecipata a maggioranza pubblica per lo svolgimento delle attività sino al 2012, quando con l’interdittiva antimafia nei confronti della GST si scioglie la Multiservizi stessa che poi, viene dichiarata fallita nel 2015 – afferma Bombardieri – E’ evidente che oggi, questo procedimento che ha ad oggetto esclusivamente la ricostruzione societaria, delle cause della bancarotta e del fallimento delle due società deve essere raccordato con tutte le emergenze investigative degli altri procedimenti DDA che hanno evidenziato l’ingerenza delle famiglie di ‘ndrangheta di Reggio Calabria con collegamenti ad alcuni imprenditori che erano parte integrante di GST. Nella parte iniziale di questa ordinanza, il Gip fa riferimento ad una conversazione oggetto del procedimento di “Mammasantissima” in cui l’indagato all’epoca Paolo Romeo, oggi imputato, riferiva sia al Cozzupoli che al Richichi Giuseppe (detto Pino) un ruolo nello svolgimento delle attività nelle partecipate”.
    Il procuratore della Repubblica ci tiene anche a precisare l’aspetto prettamente sociale di “questa indagine dovuta alla città di Reggio Calabria visto le condotte di alcuni soggetti che ci lasciano sbalorditi e nelle quali non vi è alcuna contestazione da parte di nessuno”.
    Per chiarire, secondo l’accusa, tra il 2007 e il 2012, la Multiservizi ha pagato alla Gst 11.901.400 euro prevedendo in contabilità il pagamento di ulteriori 5.848.087 €. La Gst successivamente, aveva stipulato un atto simile con le società riconducibili agli indagati e assicurando alle stesse, tra il 2008 e il 2011, profitti pari a 5.854.974 € mentre erano iscritti in bilancio ulteriori debiti per fatture da pagare per 3.906.219 €.
    “E’ una indagine dovuta ai cittadini, per far capire e dar loro conto di come sono stati spesi i soldi destinati alla manutenzione delle strade, idrica, dell’illuminazione. Era un atto dovuto che, però, interviene a distanza di tempo e questo è un altro degli argomenti che ritengo fondamentale per un distretto come Reggio Calabria in cui è fortissimo l’impegno delle forze di Polizia, della Magistratura – continua accoratamente Bombardieri – Ancora una volta, dobbiamo dire che gli organici dell’autorità giudicante non sono adeguati all’impegno che vengono chiamati a svolgere. In questi giorni, il Presidente della Corte d’Appello del Tribunale sta facendo richieste pressanti al Ministero della Giustizia per far fronte ad una situazione che non è più tollerabile, una situazione che vede oggi trasferiti ben 5 giudici. Bisogna apporre rimedio a tutto ciò perché i tempi che, purtroppo, in questo momento i cittadini di Reggio Calabria devono attendere per una risposta di giustizia, sono tempi non tollerabili nonostante il gravosissimo impegno dei giudici del Tribunale quotidianamente impegnati in udienza e nella valutazione delle richieste dell’Ufficio di Procura”.
    Il Procuratore vicario Gerardo Dominijanni rimarca che “questa è un’attività costruita a tavolino e che le misure cautelari in esecuzione costituiscono l’epilogo delle indagini che hanno consentito di accertare come le vicende fallimentari delle società erano da ricondursi ad un ingegnoso meccanismo fraudolento messo a punto da coloro i quali ricoprivano contemporaneamente cariche sociali nelle due imprese fallite e in altre ditte a favore delle quali venivano svolte le distrazioni di risorse economiche”.
    Tra gli indagati, a piede libero, anche l’ex sindaco ed ex Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti (indagato per bancarotta fraudolenta) insieme a Paolo Vazzana, Andrea Michele Viola, Edoardo Africa, Maria Vincenzina Nardo, Tommasina Augusta D’Agostino, Francesco Borruto, Domenico Pensabene, Alessandro Pellegrino, Francesca Cozzupoli.
    “Un patto scellerato – aggiunge il Procuratore aggiunto – Lo stesso giorno della costituzione della Multiservizi, nel 2004, con la sottoscrizione di un incomprensibile patto parasociale contrariamente a quanto previsto dall’atto costitutivo e pur essendo il Comune detentore del 51% del capitale sociale della Multiservizi, l’allora sindaco Scopelliti di fatto abdicava dal controllo della partecipata assegnando in via esclusiva i poteri di gestione al socio privato di minoranza G.S.T. s.r.l.”.
    Si sofferma sulla “commissione di interesse” e sui “responsabili delle strade oggi disastrate, dei rubinetti delle nostre abitazioni dove spesso non sgorga acqua, della mancanza di spazi per far giocare i nosri ragazzi” il Capitano Gdf Flavio Urbani mentre sciorina gli enormi sequestri il tenente colonnello Marco Marricchi che conclude: “L’attività portata oggi a compimento è stata compendiata da ingenti sequestri patrimoniali disposti dalla Procura per cercare di recuperare somme distratte attraverso questo sofisticato meccanismo di frode che vedeva gli indagati detrarre soldi pubblici”.