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    Chiuso il laboratorio di analisi Asp 5. La rabbia dei pazienti: “Ci vogliono morti”

    di Grazia Candido – Chiuso il laboratorio di analisi cliniche dell’Asp 5 in Via Willermin, unico centro pubblico nella città dello Stretto. Oggi è una brutta giornata per i pazienti reggini e non solo che, quotidianamente, usufruiscono del laboratorio del Polo sanitario Nord la cui porta è aperta per dare tutte le spiegazioni ma le cui attività sono state momentaneamente sospese.

    Diciamo “momentaneamente” perché il referente del reparto, il dottor Pasquale Surace non ha avuto notizie in merito per il futuro. Di certo, è quel cartello esposto sulla porta dell’ingresso del centro con su scritto “le attività del laboratorio sono sospese per mancanza del tecnico biomedico”.
    La rabbia dei cittadini si fa subito sentire tant’è che sono proprio alcuni pazienti a scagliarsi contro la scelta della Triade Commissariale che ha deciso di trasferire l’unico tecnico di laboratorio al centro trasfusionale dell’ospedale di Locri.
    “E’ una vergogna, chiudono un centro funzionale senza pensare ai danni che fanno ai malati e a chi giornalmente, si dedica con amore e impegno ad aiutarci – tuona una paziente dopo aver scoperto la chiusura del laboratorio – E ora, dove andremo a farci le analisi? I Commissari non hanno pensato a tutti quei cittadini che non hanno la possibilità economica, di spostarsi con una macchina per raggiungere l’ospedale, di poter andar nei centri a pagamento, a tutti gli anziani che venivano qui per fare le analisi in maniera veloce, efficiente e pratica? Tutti abbiamo il diritto di essere curati ma ci vogliono morti”.
    A spiegare l’attuale situazione, ci pensa garbatamente il dottor Surace affiancato dal suo personale visibilmente scosso per l’accaduto.
    “Stamattina abbiamo dovuto sospendere l’attività per la mancanza del tecnico biomedico e non ci sono comunicazioni in merito sul futuro del laboratorio – afferma il responsabile del reparto – Il tecnico che c’era è stato mandato alla struttura di Locri in base alle disposizioni della Triade commissariale che, evidentemente, ha ritenuto opportuno che lì ci fosse un’urgenza lasciando però sguarnita questa struttura. Abbiamo un afflusso di circa 150 persone al giorno e siamo l’unico centro aziendale delle malattie sessualmente trasmesse, serviamo il Sert (Servizi per le Tossicodipendenze), le case circondariali di Arghillà e San Pietro, tutta la zona Sud della città, Cardeto, Motta San Giovanni”.
    Secondo Lei questa struttura può perdere un servizio di questa portata? E se dovesse chiudere il centro analisi, il personale che fine farà?
    “Secondo me, questo servizio non deve chiudere poi è compito dell’azienda sanitaria fare tutte le dovute valutazioni e assumere la responsabilità – continua il dottore Surace – Il personale attualmente è presente, deve essere la Direzione generale a stabilire l’utilizzazione dei vari soggetti. Di certo, il centro è aperto, tutti gli operatori sono sul posto di lavoro ma per correttezza verso i nostri pazienti abbiamo messo un avviso comunicando che non possiamo espletare l’attività perché manca il tecnico biomedico”.
    Dalle scale vanno via molti ammalati con in mano le ricette di quegli esami che, chissà, forse non faranno più in quel poliambulatorio che necessita tra le altre cose anche di personale amministrativo e infermieristico. In quel silenzio assordante, si impone la voce di una signora anziana che tenendosi dalla ringhiera sussurra: “le cose buone a Reggio e i nostri professionisti ce li tolgono per fare solo del male a una terra che potrebbe valere di più se solo ci fossero uomini che la rispettassero davvero”.