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A rischio sopravvivenza i centri antiviolenza e le case rifugio in calabria

6 Giugno 2019
in CALABRIA, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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A rischio sopravvivenza i centri antiviolenza e le case rifugio in calabria

Si è tenuta in Consiglio regionale la conferenza stampa di presentazione del lavoro svolto dall’osservatorio regionale sulla violenza di genere, che ha presentato la relazione sul primo anno di attività.

Hanno relazionato, dopo il saluto di Giampaolo Latella,  portavoce del Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, Mario Nasone coordinatore, Giovanna Cusumano vice coordinatore e Laura Amodeo delegata alla formazione. Gli stessi hanno ricordato che nella statistica dei femminicidila calabria continua ad essere ai primi posti e non a caso la conferenza stampa  si è svolta all’interno della stanza della memoria che ha già raccolto cinquanta storie di femminicidioche sono stati consumati nella nostra regione.

I referenti dell’osservatorio hanno tracciato un bilancio del lavoro svolto che ha avuto come priorità l’avvio di un lavoro di monitoraggio che ha trovato la piena collaborazione delle procure generali di Reggio e Catanzaro, e delle questure, con il prezioso supporto dell’UNICAL, dell’Istat, dell’UDI e della rete Dire dei centri anti violenza e che permetterà nel mese di Ottobre la presentazione del primo rapporto sulla violenza di genere in Calabria. Accanto a questo un ‘attività di sensibilizzazione, di formazione, di collegamento che ha permesso all’osservatorio di iniziare a diventare  una vera cabina di regia per tutte le realtà che a vario titolo si occupano del fenomeno della violenza,  per calibrare meglio le azioni di prevenzione e contrasto nei vari territori calabresi non tutti coperti adeguatamente da servizi di ascolto e di presa in carico (in particolare la Locride e la Piana di Gioia Tauro)

Dall’esperienza di questo primo anno i relatori hanno evidenziato come  questa problematica  continua ad essere sommersa. Anche in calabriacome nel resto del paese 8 donne su 10  che subiscono violenza continuano a non denunciare. Un  fatto positivo da segnalare e’ che ultimamente  sta  crescendo  il numero delle donne che si rivolgono ai centri anti violenza o alle forze dell’ordine a seguito di aggressioni, maltrattamenti e varie forme soprattutto di violenza domestica. Iniziative come il progetto Liana della Questura di Reggio, di una linea dedicata di ascolto e di pronto intervento, l’aumento dei provvedimenti di ammonimento dei maltrattanti,  stanno producendo i primi riscontri positivi e stanno  avvicinando alle istituzioni le vittime che iniziano così  ad avere maggiore fiducia

Un lavoro prezioso ma insufficiente che in atto poggia quasi esclusivamente sulle spalle delle forze dell’ordine e dei centri anti violenza. . Per i rappresentanti dell’osservatorio la gravità del fenomeno  richiede  investimenti e risorse adeguate In particolare appare poco sostenuta la rete dei centri anti violenza e delle case rifugio in calabria senza le quali le donne non avrebbero riferimenti e protezione.  L’osservatorio fa proprio il grido d’aiuto che viene da questi vero e propri presidi di legalità che oggi non possono contare su finanziamenti adeguati e certi. Basti pensare che ogni centro riceve appena 20.000 euro di finanziamento annuale, somma  che non permette di coprire i costi nemmeno per garantire i requisiti strutturali e di personale specializzato che la regione richiede per autorizzare il funzionamento. Per questi motivi l’osservatorio ha chiesto alla terza commissione consiliare di approvare il progetto di legge 285/2017  ed in particolare  proposto il rafforzamento della rete dei centri anti violenza  attivandoli in tutti gli ambiti territoriali inter-comunali e garantendo loro  accreditamento e  finanziamenti stabili e  l’aumento della case rifugio (in atto solo due autorizzate) . Ancora   misure per garantire con tempestività sostegno alloggiativo ed economico alle donne che denunciano e a quelle che escono dalla case di accoglienza per dare loro autonomia. L’osservatorio nell’audizione avuta nel mese di dicembre scorso ha auspicato  un  incremento consistente degli stanziamenti attraverso un  conseguenziale aumento del fondo regionale per le politiche sociali e  la previsione di un capitolo di bilancio dove fare confluire tutti i fondi regionali e nazionali. In particolare è stata  rilanciata la proposta emersa  dalla  conferenza di utilizzare in modo consistente i fondi comunitari attraverso un piano regionale organico di prevenzione e di contrasto al fenomeno  finora sottovalutato della violenza alle donne.

Per Giovanna Cusumano e Laura Amodeo un contributo importante sul piano della prevenzione l’osservatorio lo  potrà svolgere attraverso l’esperienza della stanza della memoria delle vittime di femminicidio in collegamento con le scuole calabresi che attraverso una intesa che si sta perfezionando con l’ufficio scolastico regionale permetterà agli studenti calabresi di conoscere e approfondire le storie delle donne vittime di femminicidio anche attraverso l’intitolazione di aule o altri spazi scolastici con il supporto formativo che l’osservatorio  garantirà.’

In conclusione il coordinatore Mario Nasone ha sottolineato come l’Osservatorio  si è rilevato uno strumento importante per la lettura del fenomeno in calabria a servizio del Consiglio Regionale. Ha funzionato grazie all’attività di volontariato dei suoi componenti (assenza totale anche di rimborsi spese per viaggi), una scelta giusta,   ma l’auspicio è quello di disporre di risorse per potere realizzare il piano di lavoro che è stato presentato all’ufficio di presidenza importante per il raggiungimento degli obiettivi istituzionali previsti dalla legge 38/2016 che lo ha istituito..

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