di Grazia Candido (foto Aldo Fiorenza) – “Chi non ride è fuori moda” diceva Giacomo Battaglia ma in una giornata come questa, nessuno ha voglia di accennare un tenue sorriso perché perdere un amico, un grande artista, un fratello, un prezioso figlio di questa terra è difficile da accettare.
A 54 anni va via, perdendo la sua battaglia più importante con la vita, l’attore Giacomo Battaglia e come era suo stile, va via in punta di piedi, lasciando ai suoi cari e alla sua Reggio che l’ha sempre amato e sostenuto, il ricordo di un uomo, amico premuroso e attento, sempre con la battuta pronta per strappare un sorriso anche dove non ci poteva stare.
Giacomo con la sua spontaneità e solarità, era riuscito ad entrare nei cuori di tutti, insieme all’amico fraterno Gigi Miseferi, mostrando al mondo il volto vero della sua terra, una terra laboriosa, caratterizzata da professionisti, da giovani che vogliono scrollarsi da dosso l’etichetta di “malavitosi”.
E quando si parlava di Reggio Calabria, della Calabria, del suo Sud, Giacomo si infervorava perché non amava i pregiudizi. Non ci stava, non si arrendeva mai e anche in questa dura prova contro il male, ha lottato con tutte le sue forze per sconfiggerlo, da vero guerriero ma alla fine, ha vinto lui.
La morte ci ha tolto un altro figlio prezioso, sempre orgoglioso delle sue radici, della sua gente, della sua grande famiglia, della sua città.
Se ne va prematuramente un galantuomo, un uomo sensibile e generoso, un artista poliedrico che ha fatto conoscere al Belpaese la straordinarietà e il calore del Sud. Se ne va un “pezzo” di storia del teatro, della tv, del cinema e il dolore è incolmabile, ingiustificabile.
Giacomo era discreto in tutto ciò che faceva, entrava pian piano ovunque, nella vita e nel lavoro mettendo da parte il successo che lo ha reso noto all’Italia e, forse, sarà stata questa sua discrezione, a renderlo ancora più speciale.
Giacomo aveva tanti progetti da realizzare a Reggio Calabria, era euforico, fiducioso di fare per la sua “terra qualcosa di importante perché qui non c’è solo criminalità, noi siamo un popolo onesto, di lavoratori, siamo grandi sognatori”.
Queste sono le ultime parole che mi disse in una chiacchierata domenicale dove non sono mancate tante risate e battute sarcastiche scandite da quel pizzico di ironia che lo contraddiceva.
“Che ne sanno quelli che parlano sempre male della Calabria? – si domandava stizzito Giacomo – Come fanno a parlare di fare rete, di unione quando molti sono scappati via da qui dimenticandosi delle loro origini? Che ne sanno della bellezza di Reggio, del calore che sappiamo donare, del legame che abbiamo per quei luoghi distrutti dal terremoto e ricostruiti con sudore e fatica? Chi parla male di questa terra non la ama come la amo io, non la respira come la respiro né la vive come la vivo io quotidianamente. E Giacomo Battaglia ci sarà sempre per questa terra, per i miei reggini”.
Una promessa velata da una premonizione che però, non ci toglie dai ricordi l’umanità di un artista che, attraverso la sua profonda ed originale ironia, i suoi personaggi e le sue maschere, ha rappresentato la società degli ultimi decenni e regalato sorrisi e riflessioni ad intere generazioni.
Gigi Miseferi scriveva qualche giorno dopo il ricovero in ospedale dell’amico fraterno: “quanto sia paradossale la vita, in cui quello che ci appare come il nostro quotidiano “meraviglioso tutto”, è in realtà il nostro “tristissimo niente”.
Ed aveva ragione, in questi mesi abbiamo toccato con mano il “niente” perché quando si è alla fine, quando capisci che la vita è un semplice affacciarsi alla finestra, è troppo tardi.
Abbiamo sperato in un miracolo, abbiamo pregato e confidato in quel risveglio che ti avrebbe riportato alla tua famiglia, alla dolce sorella Angela, sempre al tuo capezzale, distrutta dal dolore ma fiduciosa nella tua forza da guerriero. E sì perché, Giacomo era un vero guerriero nella vita, in scena, nelle battaglie sociali e non aveva paura di mettere la sua faccia anche se questo voleva dire andare contro corrente, farsi dei “nemici”, difendere a spada tratta chi oggi, è condannato alla gogna dalla società perché “un vero amico è quello che ti aiuta a rialzarti, quando gli altri neanche sanno che sei caduto”.
Questo significa essere un grande uomo, un grande artista e per questo, quando si è ai titoli di coda, puoi solo dire semplicemente grazie. Grazie per esserci stato, grazie per aver reso il mondo un po’ meno grigio ed ombroso, grazie per aver amato incondizionatamente Reggio Calabria.
Siamo certi che lui non avrebbe voluto lacrime ma tanti sorrisi quelli che probabilmente, donerà ora in cielo, ma oggi, lasciacelo dire: Giacomo, siamo tutti un po’ più soli. Ciao guerriero.






