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“Suoni in Aspromonte” visti da Vittorio De Seta e Roberto De Simone

22 Novembre 2018
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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“Suoni in Aspromonte” visti da Vittorio De Seta e Roberto De Simone

Due preziose ed inedite interviste fanno da corollario ad un estratto del film Suoni in Aspromonte in fase di post produzione. Nei 30 minuti montati per la sezione “Cinema etnografico come strumento di ricerca scientifica” della storica rassegna MAV – Materiali di Antropologia Visiva di Roma, c’è forse l’ultima intervista al grande documentarista Vittorio De Seta scomparso qualche anno fa in Calabria e mai abbastanza ricordato per la sua importante lezione poetica di cinema etnografico, e ancora un’intensa intervista al maestro Roberto De Simone, compositore e decano degli studiosi di etnomusicologia.

Entrambi restituiscono una pregiata testimonianza per il patrimonio culturale dell’Aspromonte e per la delicata questione delle tradizioni di memoria orale oggi inesorabilmente in via d’estinzione.

Il progetto Suoni in Aspromonte è il risultato di un’intensa ricerca sul campo tra le realtà musicali della tradizione calabrese in Aspromonte, condotta dal musicista polistrumentista Mimmo Morello e dal regista Nino Cannatà.
Un lavoro iniziato nel 2008 che ha permesso di conoscere da vicino e documentare un mondo sonoro particolarmente ricco e suggestivo, dove la musica tradizionale si intreccia alle pratiche di antichi saperi, ai gesti quotidiani legati ai mestieri tipici dei pastori, dei contadini, dei pescatori, portatori di una forte identità culturale oggi a rischio di estinzione. Tra i numerosi contenuti raccolti, emergono due preziose interviste, una all’indimenticabile regista e documentarista Vittorio De Seta, l’altra al maestro Roberto De Simone, in cui reciprocamente restituiscono i principi e il significato dell’intero progetto e del film documentario in fase di lavorazione. 
Il progetto si prefigge di stimolare inoltre la promozione del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Aspromonte, per attivare processi di salvaguardia e conoscenza finalizzati alla valorizzazione delle risorse, delle bellezze, delle tradizioni del territorio aspromontano e di quella cultura mediterranea segno di un tempo mitico, riscoprendone così il valore sociale e artistico quale preziosa eredità della cultura rurale calabrese. Vi è inoltre l’auspicio di recuperare il rapporto uomo natura, restaurando l’equilibrio con le pratiche agricole legate ai cicli delle stagioni, ai fini di preservare l’ambiente come azione inclusiva e di benessere.  Obiettivi, anche se ancora oggi inascoltati, in linea con quelle che sono le priorità riportate nella Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale UNESCO del 2003. 
Tra i risultati previsti dal progetto Suoni in Aspromonte vi è quello di produrre il Film documentario (in fase di montaggio), una Mostra multimediale con i numerosi documenti raccolti (foto, video, documenti, strumenti), e una Digital library per la diffusione sul web e per la promozione della musica e della cultura di tradizione orale sul territorio dell’Aspromonte. 

L’edizione dei MAV 2018, a cura di Emilia De Simoni, Laura Faranda, Francesco Giannattasio, Giovanni Giuriati, Antonello Ricci, è uno storica rassegna biennale di antropologia visiva ideata da Diego Carpitella nel 1985. Organizzata dall’Università di Roma “Sapienza” e dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, in collaborazione con il Museo delle Civiltà – Museo delle Arti e Tradizioni Popolari “Lamberto Loria” e si articola in tre giornate. Ogni giornata ha come incipit un film “capostipite” di un autore classico del cinema di ambito etnografico, che introduce il tema della giornata e che fornisce il collegamento con una storia degli studi di antropologia visiva e di etnografia filmica.

I temi proposti per questa edizione sono:
Etnografia condivisa (Jean Rouch, Moi un noir)
Cinema etnografico come strumento di ricerca scientifica (Diego Carpitella, Cinesica 2 – Barbagia)
Etnografia delle migrazioni (Vittorio De Seta, Lettere dal Sahara)

Anticipiamo alcuni commenti che accompagneranno l’edizione finale del progetto:

Mi sembra, [un film] rivoluzionario, perché tira fuori una realtà che non era mai stata tirata fuori, sottolineata (a parte i miei documentari degli anni 50); invece si sente che ce n’è bisogno, perché è proprio il substrato della nostra cultura: questo Aspromonte che si vede, è come un fossile che viene alla luce e ci racconta la vita com’era, che non è una vita arretrata, rozza, incolta, ignorante, superstiziosa, era una vita completa che ci è stata tolta, che è stata sopraffatta, con brutalità, senza una necessità precisa, se non quella di celebrare questo Regno d’Italia.
Vittorio De Seta (estratto da un’intervista)
Suoni in Aspromonte è un documentario che conduce – in modo rigoroso e al tempo stesso poetico – dentro il mondo complesso e articolato dei musicisti popolari dell’Aspromonte, mostrando pratiche musicali e contesti culturali che hanno mantenuto nella contemporaneità l’armonia con la terra, il senso etico del vivere insieme, la gioia della creatività.
Antonello Ricci e Roberta Tucci (Università La Sapienza, Roma)
Promette di essere un bellissimo documentario. La fotografia è raffinata ed inusuale, e naturalmente la musica e la polifonia calabrese non hanno eguali.
Anna Lomax Wood  (Presidente Association for Cultural Equity, NY, U.S.A.)
Come avviene tante volte, in queste immagini che ho visto, la partenza è il suono, e poi si attiva il gesto. Un ritmo quasi sempre oscillante che sembra apparentemente iterativo. E’ un iter che ha senz’altro un andamento circolare, a spirale, in modo che ogni cerchio non è mai uguale a quello precedente. La musica non è intesa come esibizione, è intesa come un linguaggio che tende a scivolare in una dimensione in cui sono presenti i vecchi elementi dell’essere posseduti, della coralità che si identifica proprio nella confluenza di tutti gli elementi in un’unico elemento che è quella corrente dionisiaca che rende la musica e il canto un momento celebrativo.
Sono stato in Aspromonte e i linguaggi mi sembravano talmente complessi e lontani dalla tradizione in Campania che dissi: ci vorrebbe qualcuno che si dedicasse a riscoprire questo mondo, che mi sembrava quasi chiuso in una conchiglia, che risuona al di fuori del tempo.
Roberto De Simone (estratto da un’intervista)
www.suoniinaspromonte.it
www.lyriks.it/suoni-in-aspromonte
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