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    Operazione “Ares” – Disarticolate pericolose cosche della ‘ndrangheta di Rosarno

    Grazia Candido – Disarticolate due pericolose cosche della ‘ndrangheta di Rosarno, entrambe dedite alle estorsioni e all’importazione di quintali di cocaina purissima dal Sudamerica e di hashish dalla Spagna e dal Marocco, destinate a varie piazze di spaccio in Lombardia, Piemonte e Sicilia.

    Al comando provinciale si coglie subito la soddisfazione del Procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e del procuratore aggiunto Gaetano Paci che, prima di sciorinare tutti i dettagli dell’operazione “Ares” che ha portato al fermo di 31 soggetti appartenenti o contigui alle cosche “Cacciola” e “Grasso” (7 sono ancora irreperibili), ringrazia il corpo dei Carabinieri di Reggio Calabria e il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro per “il prezioso lavoro svolto”.
    “Dalle indagini, abbiamo tracciato un quadro criminale che ha messo in evidenza la debolezza delle due cosche Pesce e Bellocco e la smania di inserimento delle nuove leve sul territorio – esordisce il procuratore Bombardieri – Nell’area di Rosarno, il gruppo criminale dei Cacciola era in grado di avere rapporti con i gruppi calabresi, siciliani e del nord Italia ed esportava grossi quantitativi di stupefacenti dalla Colombia e dal Marocco attraverso la Penisola Iberica. L’indagine ha accertato che l’originaria compattezza della cosca si era affievolita dopo la scomparsa di Domenico Cacciola, ucciso nel 2013 dai suoi sodali per lavare l’onta di una relazione extraconiugale intrattenuta con Francesca Bellocco, anche lei vittima di omicidio per mano del figlio Francesco Barone, recentemente condannato per questo delitto”.
    Il procuratore delinea “uno scenario malavitoso in netto cambiamento anche dal punto di vista delle rotte del traffico nel quale si contrappongono “due anime, quella giovane di Gregorio Cacciola e l’anima storica di Giovanni Battista Cacciola”.
    “Un’operazione importante che delinea nuovi scenari criminali e sul versante del narcotraffico internazionale abbiamo registrato il trasferimento di un ingente quantitativo di stupefacente, circa 300 kg di cocaina nonché rapporti con le organizzazioni criminali della penisola iberica, da dove è stato possibile documentare il trasferimento di almeno 500 chili di hashish, provenienti dal Marocco”.
    Il procuratore Paci si sofferma invece sull’attività investigativa svolta sul “neo gruppo criminale di Gioia Tauro in un periodo di crisi organizzativa, di riassetto e grazie anche alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, abbiamo ricostruito i rapporti dei Cacciola che cominciano a sfaldarsi con il tempo”.
    “Le giovani leve volevano acquisire un nuovo ruolo e l’esplosione delle conflittualità risale allo scorso 16 settembre, quando un commando capeggiato da Gregorio Cacciola, figlio di Domenico, ha tentato di sequestrare, in pieno giorno a Rosarno, con il fine ultimo di condurlo in un luogo isolato e sopprimerlo, Salvatore Consiglio. Emerge subito, il classico modo di operare di una ‘ndrangheta che ha bisogno di acquisire credibilità: egemonizzare il territorio per poi egemonizzare anche alcuni settori economici. I carabinieri hanno fatto un’accurata radiografia di un gruppo criminale che opera sia con metodi militari che con i classici schemi utilizzati dalla ‘ndrangheta. Da un controllo serrato sui Bellocco e sui Pesce siamo arrivati ai Cacciola”.
    Si sofferma in conclusione sul contesto ambientale in cui operava il gruppo criminale, il tenente colonnello di Gioia Tauro Andrea Milani: “L’ermeticità dei malvitosi nei loro traffici e la volontà di ascesa di questa faida, ha permesso di creare quella falla nella quale siamo riusciti ad inserirci e di avviare una fase investigativa complessa. Circa 300 militari sono stati coinvolti stanotte per garantire il massimo risultato”.
    “Un risultato – chiude il colonnello Giuseppe Battaglia – che rimarca la presenza dello Stato sul territorio e l’impegno e la costanza dei nostri uomini”.