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    Operazione Thalassa-Gaetano Paci

    Operazione Thalassa, Paci: “Gli imprenditori non denunciano, subiscono in silenzio”

    di Grazia Candido – “Thalassa un sistema ‘ndranghetistico che risucchia risorse economiche”.
    Così il Procuratore della Repubblica Gaetano Calogero Paci spiega l’operazione odierna che, grazie al prezioso lavoro degli investigatori della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), ha portato alla luce l’attività illecita di soggetti ritenuti appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta Tegano e Condello operanti nei quartieri di Archi e Gallico. Le indagini della Dia, sotto la direzione del Sostituto Procuratore DDA Stefano Musolino ed il coordinamento del Procuratore Paci, hanno svelato le vicende relative all’edificazione del “Complesso immobiliare Thalassa” da parte della società Tegra Costruzioni Srl, rivelatasi in concreto un mero schermo finalizzato a nascondere l’interesse delle cosche “arcote” nell’edificazione e nella successiva gestione della vendita dei fabbricati del complesso immobiliare.
    “Quello che emerge è la capacità della ‘ndrangheta di operare in sistema – spiega il Procuratore Paci – Gli amministratori della Tegra Srl hanno ceduto agli esponenti delle cosche Tegano e Condello la selezione di gran parte delle imprese fornitrici e dei compratori degli immobili ottenendo in cambio come garanzia, la protezione delle cosche nonché l’ampliamento dei propri interessi imprenditoriali attraverso la gestione, in una porzione del complesso, di una attività ricettiva. Dalla ricostruzione investigativa emerge l’ampia operatività di soggetti responsabili di plurimi atti di concorrenza sleale attiva e passiva (estorsioni ed intimidazioni) attraverso i quali riuscivano a condizionare l’andamento delle imprese edili agevolando quelle che erano espressione della ‘ndrangheta”.
    Il Procuratore della Repubblica mette anche in evidenza “la contiguità con le cosche di un funzionario comunale, Peter Battaglia (fratello del consigliere regionale del PD Mimmo), responsabile pro tempore dello Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Reggio Calabria, indagato per i reati di concorso esterno e corruzione, che “ha pennellato una serie di illegittimi provvedimenti rilasciando permessi a costruire, autorizzando successive varianti e ricevendo in cambio due immobili, uno intestato a lui e uno alla moglie”.
    Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Andrea e Francesco Vazzana, Francesco Polimeni, Demetrio e Salvatore Postorino, custodia cautelare agli arresti domiciliari per Francesco Richichi e altre 17 persone risultano indagate a vario titolo per i reati di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, reati contro la Pubblica Amministrazione. Per Peter Battaglia, invece, il giudice pur ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, non ha disposto alcuna misura cautelare visto il tempo trascorso dei fatti contestati.
    “Nella ricostruzione che la Procura Distrettuale Antimafia ha offerto al giudice, il ruolo di un soggetto con funzioni decisionali elevate all’interno dell’Amministrazione comunale, si è rivelato essenziale – aggiunge il Procuratore Paci – Senza l’apporto deviato ed illegittimo di questo funzionario, probabilmente, la ‘ndrangheta non avrebbe potuto operare così come ha operato o, forse, avrebbe dovuto impiegare altri metodi. Quindi, il metodo della corruzione si rivela una modalità operativa necessaria, inevitabile di cui la ‘ndrangheta dispone per condizionare l’operato della Pubblica Amministrazione a suo vantaggio e per conseguire una capacità di dominio del mercato legale escludendo, ovviamente, tutti gli altri imprenditori. Purtroppo, lo ribadisco, anche questa inchiesta rivela il silenzio assordante di una categoria sociale ed economica fondamentale, quella degli imprenditori che, di fronte ad operazioni di questo genere, subiscono in silenzio attraverso una sempre più marcata restrizione dei propri spazi di operatività. Se ci fosse maggiore collaborazione da parte della classe imprenditoriale che non denuncia, non segnala le situazioni, l’autorità giudiziaria arriverebbe molto prima a concludere le indagini. E, invece, si arriva dopo lunghe, complesse e costose indagini. Senza la leva della corruzione, la ‘ndrangheta ha grandi difficoltà a portare a termine i propri affari ed è chiaro che se anche dentro le istituzioni pubbliche funzionassero adeguatamente i controlli, una vicenda come questa non sarebbe sorta o, probabilmente, l’avremmo scoperta 10 anni fa”.
    In conclusione, il Colonnello capo centro della Dia Teodosio Marmo si sofferma sul “ruolo asfissiante della ‘ndrangheta in alcuni settori economici tant’è che le due cosche arrivano a condizionare il settore dell’edilizia in modo che non potevano arrivare operatori dall’esterno e anche i locali dovevano sottostare al loro volere” mentre Massimo Lucara pone l’accento sulla figura di Paolo Schimizzi “che ha dimostrato una naturale scaltrezza e, dopo la sua scomparsa, le cosche si sono riunite per definire gli scenari”.